’O TRE A CHIAMARE – L’Europa sotto contratto
di CIROSCO99 – Lettere dal Decumano Minore #Deserto28luglio2025
Vent’anni di gas liquefatto dagli Stati Uniti. Eni firma con Venture Global per 2 milioni di tonnellate all’anno di GNL dalla Louisiana. A partire dal 2029, per due decenni. È il primo accordo di questo tipo per l’azienda italiana. Dicono: diversificazione delle forniture, stabilità energetica, alleanza strategica.
Ma la domanda è un’altra: a che prezzo? E per conto di chi?
In molti leggono quest’intesa come un segnale di fedeltà all’America di Trump, in cambio di clemenza doganale. Lo scrivono Politico e Reuters: o si comprano gas e petrolio USA, o arrivano i dazi al 15%. La geopolitica ridotta a baratto.
Il gas naturale liquefatto, però, non è affatto “verde”. Secondo la Cornell University, inquina più del carbone sul ciclo di vita completo. Ed è costoso. Quando arriverà sul mercato, sarà già superato dalle rinnovabili.
Le critiche non mancano:
• Katherine Dixon (RAP): «Scommettere vent’anni sul gas fossile è ammettere il fallimento della politica energetica europea».
• Ana Jaller-Makarewicz (IEEFA): «Il mercato del gas è in declino, i prezzi caleranno. Rischio finanziario altissimo».
• Aymeric Kouam (Strategic Perspectives): «L’accordo espone Eni a multe europee e lascia l’Europa vulnerabile. Il GNL è venduto “free on board”, può andare ovunque: nessuna garanzia».
E intanto, in Louisiana, le comunità locali denunciano: aria inquinata, pesca compromessa, sussidi pubblici trasformati in profitti privati.
James Hiatt, attivista: «Fermate questi accordi col diavolo. Qui paghiamo noi per il vostro “gas di transizione”».
Noi, dal nostro piccolo Decumano, osserviamo e ci chiediamo:
Da dove #veniamo? Chi #siamo? Dove #andiamo?
E mentre firmiamo vent’anni di fossile, la Cina elettrifica, l’America incassa, e l’Europa…
Gioca a carte, a ‘o tre a chiamare: due contro uno. E noi siamo il terzo.
#Fuoritempo – ‘o tre a chiammare – oggi stiamo giocando qui al bar del DESERTO – i cammelli stanno giocando a pallone – e guagliun se fann na panz e risat!
N.B. #N°1
-: #GIORGIA per gli anni si sta preparando al QUIRINALE – chiacchiericcio dal DESERTO!Vorrei esserci – forse vedo solo la legge elettorale nuova??????
NB. N°2
–: per quelli che #leggono pensando che io non sto bene ! Hanno ragione sono “#CURATO” _ LIBERO! VOI CHE VEDEVATE LE BARRICATE DOVE SIETE – tanto il 60%non vota- qualcosa non quadra e non torna.
STORIA DELLE CARTE NAPOLETANE e che ne parliamo a fa!
‘O TRE A CHIAMARE – Storia di un gioco di carte e di complicità
D’estate, quando il sole calava e il vicolo si faceva tiepido, tiravano fuori il tavolino di plastica e il mazzo di carte consumate, unto di dita e di ricordi. Era l’ora buona per ‘o Tre a chiamare.
Cinque amici, cinque facce che si conoscevano da sempre. Ma appena partiva la mano, tutto cambiava. Il silenzio diventava sottile come la carta che sfioravi. Chi teneva il mazzo, lo mischiettava con l’arte di chi sa che la fortuna è cieca, ma la malizia ci vede benissimo. Poi, con voce bassa, quasi a confessarlo, diceva:
— “Tre ‘e bastune.”
Lì cominciava la magia.
Chi teneva ‘o Tre ‘e bastune diventava compagno segreto del chiamante. Ma senza dirlo. Niente occhiolini, niente segnali (almeno in teoria). Solo la complicità muta di chi deve aiutare l’altro a vincere senza farsi scoprire. Un amore clandestino, tra carte e furbizia.
Gli altri tre, ignari, si guardavano tra loro: “Chi è? Chi è il socio?”. Cercavano di capire dai movimenti, dai silenzi, da una presa fatta o evitata. Era un gioco di maschere e indizi, un teatro da tavolo.
Se alla fine il chiamante e il compagno facevano 21 punti, si vinceva. Altrimenti, era tradimento o errore – e si pagava caro.
Ma nessuno se la prendeva troppo. Perché ‘o Tre a chiamare non era solo un gioco: era una scuola di complicità, di fiducia nascosta, di attese e sospetti, come la vita nei vicoli. Dove spesso non sai chi è davvero dalla tua parte, finché non cala l’ultima carta.
E POI FA CALDO E ARRIVANO I POETI – #PASQUALE! #Fratm non di sangue! Ma è FRATM!
‘O TRE A CHIAMARE
(poesia del gioco e dell’attesa)
Ncoppa ‘o tavolino ‘e plastica
tra ‘nu bicchiere ‘e vino
e ‘na risata già mezza detta,
scenne ‘a sera lenta
e s’assetta ‘o silenzio.
Cinque seduti,
ma già se capisce
ca ‘na carta sola farà ‘a rivoluzione.
“Tre ‘e bastune”,
dice uno,
e pare ‘na preghiera
murmurata pe’ nun fà rumore.
Chi l’ha, nun parla.
Stringe ‘a carta comme ‘nu segreto.
È ‘o cumpagno ‘e ll’anema,
ma pe’ mo’ nun se po’ sapé.
Giocano.
Se guardano, se studiano,
tirano carte comme si fusseno sguardi,
e ogni presa è ‘nu messaggio cifrato.
Chi è ‘o cumpagno?
Chi sta co’ me e chi contra?
‘O gioco è ‘na guerra cu’ ‘e rose,
‘na bugia bona,
‘nu teatro ‘e vicolo.
E quanno ‘a mano se chiude,
e se contano ‘e punti,
se scopre ‘a verità:
si era amore o tradimento,
se ‘o cumpagno ha avuto core
o s’è fatto annascuso pe’ paura.
Ma nun fa niente,
se ride e se ricomincia.
Pecché ‘o Tre a chiamare
nun è sulo ‘nu gioco,
è ‘a vita nostra:
un poco mistero,
‘nu poco fiducia,
e tanta voglia ‘e giocà
pure quanno se perde.
#Fuoritempo -Dal DESERTO – BUONA ESTATE – non ci raccontate “fesserie” – qui –quo- qua nessuno è fesso!


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