Lontani la Traversata – Blog

SALUTE E IL NOSTRO DIRITTO

Dal Giardino d’Autore un appello al dott. Antonio Marfella e alla politica che serve

27 giugno 2025 Pianura, Napoli

Stasera, al Giardino d’Autore, il Cronista di Strada rompe il silenzio e lancia la prima domanda al dott. Antonio Marfella, medico dell’ambiente, testimone scomodo, voce limpida e profonda della

Terra dei Fuochi:

Perché oggi, più che mai, opera la politica serve. E allora vi chiedo, Antonio: voi politici ascoltate e onorerete il mandato? O siete anche voi solo di passaggio?

Dietro ogni lotta, dietro ogni denuncia, ci sono ancora le madri del 6 luglio 2014. Le stesse che non si sono mai fermate. E con loro, da anni, ce lui: Antonio Marfella.

Dal libro “I miei cento passi nelle periferie dei fuochi” (Guida Editori, 07/09/2020) ad oggi, 27 giugno 2025, sono passati esattamente 1.786 giorni. Quasi cinque anni di battaglie. Antonio, cosa ci dici oggi?

L’ambiente e la nostra casa. Lo dice anche Umberto Pini, da anni impegnato nei servizi alla persona,

oggi coinvolto direttamente anche a livello associativo.

Ma stasera ce bisogno di andare oltre i ruoli: esserci non da invitati, ma da protagonisti della cura

collettiva.

E se ci permettete, tra le tante figure pregevoli, una va raccontata, perché rappresenta una frontiera

etica e civile: il dott. Antonio Marfella.

Un uomo che ha unito scienza, coscienza e servizio. Un medico che, se necessario, si carica una

bombola di gas sulle spalle per portarla a una famiglia in difficolta, in una delle tante periferie della vita.

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No, non lo stiamo mitizzando. Lo raccontiamo. Come si raccontano i santi del quotidiano. Perché si per essere santi anche senza aureola, se si lavora nella valle, con umiltà e dedizione. E solo dopo,

forse, arriva il riconoscimento. Ma i ruoli più veri li assegna il bisogno umano, quello vero, urgente, concreto.

Marfella e caposcuola e capoclasse. E l’uomo che dedica le sue ricerche, i suoi saggi, i suoi articoli,

agli eroi lasciati soli e morti, da Peppino Impastato a tanti altri nomi dimenticati, sepolti sotto la coltre dell’indifferenza.

Nessuno ci voleva credere. Neanche io. E neanche tu, Ciro ha detto una volta.

Eppure era tutto scritto. Era tutto vero. Oggi lo urliamo insieme.

Le pummarole campane, innocenti e strumentalizzate, stanno a guardare. Mentre la salute pubblica continua a essere negata. E come spiego il giudice Bisceglia, che conosceva la verità e il peso delle parole:

Continuare a negare il danno ambientale equivale a continuare a negare che esista la mafia.

E allora torniamo alla domanda:

#Antonio, cosa ci dici oggi?

Cosa dici alle madri del 6 luglio? Agli attivisti, ai cronisti, ai ragazzi del vicolo che ti seguono da anni?

I tuoi cento passi non sono più solo tuoi. Sono diventati migliaia. Camminano con noi.

Chiudo con una riflessione che viene da lontano, ma parla dritta al presente:

Quanto siamo consapevoli del potere del linguaggio?

Quanto le metafore ci plasmano, ci guidano o ci ingannano?

Solo quando una metafora fallisce quando si spezza siamo costretti a pensare davvero.

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Ed e li che nasce la politica vera, quella che serve. Non quella che passa, ma quella che resta.

Stasera, al Giardino d’Autore, abbiamo scelto di restare. Di esserci. Con voce, con presenza, con

memoria e con sguardo lungo.

Firmato:

CIROSCO99 Cronista di Strada, ragazzo del vicolo, testimone di verità.

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