LONTANI – la Traversata blog
Giornale libero di voci in cammino
Due manifesti, una coscienza: se il dolore non si schiera
Due immagini. Due città. Due silenzi che urlano.
Sui muri del nostro tempo, affissi con la stessa colla che tiene insieme rabbia e memoria, due manifesti si fronteggiano: uno piange, l’altro accusa. Ma entrambi ci chiedono, senza voce e senza tregua: dove stai? con chi piangi? con chi taci?
Il dolore, quando è autentico, non ha partito. Ma ha posto. E ha peso.
E se non lo riconosciamo nell’altro — anche nell’altro più distante da noi — allora non è il dolore che si rifiuta di schierarsi: siamo noi che ci siamo voltati.
Dal Decumano Minore – Voci distoniche per una libertà che ascolta
Le parole del professor Pietro Mangiapia, cittadino dei Territori che si ascoltano, sono una scossa necessaria. Una voce non allineata. Distonica, forse, ma proprio per questo profondamente democratica.
Ha partecipato a una manifestazione per Gaza. Ha chiesto di poter portare anche la bandiera dell’Ucraina, terra invasa e martoriata, dove il sangue dei civili scorre da anni. Gli è stato detto di no. “Non allarghiamo il messaggio”, gli è stato spiegato. E lui ha capito: quella piazza, nata per la pace, in realtà chiedeva una fedeltà. Una sola verità. Un solo manifesto.
Ma la libertà vera è pluralista, non univoca. E allora noi, che stiamo provando a costruire territorietà e shalom, vogliamo invece legare i due manifesti: quello della Palestina e quello dell’Ucraina, per dire che si può pensare anche in modo diverso, e non dover per forza schierarsi in un campo contro l’altro.
Due manifesti, due dolori
Uno grida per Gaza: bombardata, chiusa, dilaniata da decenni di violenza, potere armato e disperazione.
L’altro grida per Kyiv: invasa da un impero armato, aggredita, colpita ogni giorno, con milioni di sfollati e migliaia di vittime civili.
Chi decide quale vita vale di più?
Ecco il nodo: non ci si deve schierare per negare l’altro. Non è codardia, è maturità morale. È rifiutare che la memoria storica diventi una clava. È dire che possiamo essere solidali con Gaza e con l’Ucraina, riconoscere le sofferenze senza fare graduatorie, e senza rimuovere le responsabilità complesse della Storia.
Non lasciamo nessuno da solo
Nel nome di questo principio, raccogliamo la voce di Pietro Mangiapia non per sottoscrivere ogni sua parola, ma per affermare un principio forte: le voci distoniche vanno ascoltate, non squalificate. È così che si costruisce la libertà. È così che i Territori che si ascoltano diventano Territori che includono.
Non lasciamo solo nessuno. Né chi porta la bandiera di Gaza, né chi porta quella dell’Ucraina. Né chi guarda al passato con la memoria della Nakba, né chi ricorda Babi Yar o Bucha.
Perché la vera pace si costruisce tenendo insieme le fratture, non scegliendone una e buttando via le altre.
#Fuoritempo – del Tempo dell’Odio – Ciro Scognamiglio

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