Grazie, Professoressa Ersilia Di Palo.
Con gratitudine e orgoglio ospitiamo nel nostro giornale-blog Lontani La Traversata le parole e i passi della Professoressa Ersilia Di Palo, che anche il 15 giugno ci ha donato una riflessione colta e vibrante di memoria.
Nel suo andare – “non solo per rivisitare, ma per cercare” – c’è tutta la nobiltà di chi interroga i luoghi per riportare alla luce le storie sommerse. In questo caso, il nome di Artemisia Gentileschi, donna, artista, combattente, la cui tomba è stata cancellata ma non il segno.
Ersilia ci accompagna nel cuore di Napoli, tra via Toledo e via Diaz, nell’antico Rione Carità, là dove sorgeva la chiesa di San Giovanni Battista dei Fiorentini. Lo fa con sobrietà e rigore, ma anche con una forza poetica che rende giustizia non solo alla figura di Artemisia, ma a tutte le donne dimenticate, rese invisibili dalla Storia e dal cemento.
La sua voce, attenta e autorevole, è per noi faro e stimolo. È la voce di una collaboratrice d’eccezione, di una donna che attraversa i secoli per restituire dignità e luce a chi la merita.
Grazie, Ersilia. Qui, su questa Traversata, la memoria non si smarrisce.
Ciro Scognamiglio
Direttore di Lontani La Traversata
RICERCHE STORICHE
Professoressa Ersilia Di Palo
nota del 2021 – ancora in ricerca e studi avanzati.



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Ersilia Di Palo
Stamane, alle ore 9, mi sono recata al cimitero Britannico, sito alla Doganella, con l’intento di rendere omaggio alla tomba di Antonio Pitloo, l’artista olandese, il fondatore della scuola di Posillipo, colui che ha immortalato le bellezze di Napoli in veri e propri capolavori. A quell’ora del mattino, nel cimitero non c’era anima viva. Non ho pensato di essere sola. , Camminavo tranquilla sotto il sole splendente, tra i vialetti alberati , ai lati dei quali erano sistemati i sepolcri. Ero in compagnia del silenzio. Un silenzio benefico, portatore di pace e di raccoglimento. Un silenzio pieno di parole essenziali, di tenerezza e di memoria anche dei miei cari che qui sono sepolti. Ho girato a lungo tra i sepolcri di ieri e di oggi, molti di personaggi anglosassoni nati nel 1700., e vissuti a Napoli . Le targhe infatti evocano nomi di origine inglese, gli anni di nascita e di morte. Finalmente, dopo varie soste, , intravedo, all’ombra di un altissimo pino , il monumento sepolcrale di Antonio Pitloo. Mi avvicino, mi soffermo per vari minuti in raccoglimento, mentre penso alle vicissitudini di quel sepolcro, scomparso per 38 anni e poi ritrovato. . Come poteva scomparire un sepolcro?. Fisso intensamente il bassorilievo raffigurante il suo volto. Era morto il 22 giugno del 1837 , all’età di 47 anni , nel pieno di una epidemia di colera , che allora aveva fatto a Napoli una terribile strage. Quel monumento era inizialmente nel vecchio cimitero britannico di Santa Maria della Fede, in vico Biagio Miraglia n°20. In ragione del degrado del cimitero e per salvarlo dall’incuria, nel 1980 il monumento funebre fu spostato presso il Museo di san Martino, dove fu esposto sulla terrazza del museo, con lo sguardo rivolto verso il panorama di Napoli, quel panorama che Pitloo aveva immortalato nei suoi numerosissimi dipinti.. Da quella meravigliosa postazione, che per molti versi gli spettava per meriti, il sepolcro di Pitloo fu smontato e accantonato nei depositi di san Martino, dove si sono perse le tracce. . Solo nel 2015 , dopo varie ricerche , messe in atto da un medico avellinese ,Giuseppe Guerriero, suo grande estimatore, i resti di quel pregevole monumento sono venuti alla luce. Sdegnato dall’indifferenza degli Enti, Giuseppe Guerriero ha fatto restaurare, a sue spese, il monumento , che ora ha ritrovato, nel cimitero Britannico della Doganella, la sua nuova collocazione, riappropriandosi della sua dignità . Che dire? La collocazione in un area nascosta , quasi ai margini del cimitero Britannico, non rende omaggio al grande artista e scontenta molti dei suoi estimatori.
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