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Domenica 15 giugno 2025 – 28° discreto a PIANURA 21°- CIROSCO99

HA DETTO / HA FATTO – ma noi chi siamo?

di Ciro Scognamiglio – comunicatore marginale, 72 anni, ancora in ascolto

Fa caldo. Eppure si continua a parlare per sport, a parlare dello sport, a parlare senza vedere, senza accorgersi che il linguaggio con cui interpretiamo l’altro è ormai ridotto a telecronaca del pensiero altrui.

Gianni #Balzarini#bravo, #navigato, #attento – ha appena fatto, sul suo canale, l’ennesima dissezione delle parole di #Antonio#Conte. Un’analisi lucida? No, più che altro una radiografia di intenzioni mai dichiarate, fantasie interpretative travestite da informazione, nella quale tutto si riduce a: “forse ha detto una bugia, ma ci sta”, “è molto furbo”, “probabilmente”, “evidentemente”, “non ha detto che… però…”.

Ma noi #antropologi dello #sport – anche quelli minori, nascosti, non allineati – siamo stanchi di questo gioco.

Il vero nodo non è se #Conte ha detto la verità.

Il #nodo è perché continuiamo a consumare le persone come fossero algoritmi decodificabili a piacere.

Non conosciamo l’io profondo dell’altro, non lo ascoltiamo, non ci fidiamo. Preferiamo dedurre, sospettare, smontare. Così si fa oggi, così si costruiscono le opinioni pubbliche e si insegnano i modelli ai giovani: #congetture e #cinismo.

Ma a cosa serve una narrazione sportiva così? A cosa serve dire che “Conte è furbo”? Serve forse a educare i ragazzi? A dare un senso etico alla scelta di restare in un progetto che (forse) ti ha convinto sul piano umano, non solo tecnico?

No. Serve solo a #galleggiare nel rumore.

E allora mi chiedo: che valore ha oggi l’antropologia dello sport?

Quando diciamo che i comportamenti umani devono essere visti nel tempo, nel contesto, nella relazione, non veniamo ascoltati. Quando proviamo a fare memoria, ad analizzare le scelte vere, a dare nomi a ciò che può educare… ci guardano come fossimo archeologi del buon senso.

Levi-Strauss e Bauman – ve li ricordate?

#Vedevano nelle narrazioni un modo per capire l’umano, non per inchiodarlo. Parlare dell’uomo, dello sportivo, del ragazzo che cambia idea – come ha fatto (forse) Conte – vuol dire parlare di paura, desiderio, appartenenza. Di città che ti accolgono. Di fedi che ti legano. Di progettualità che si fanno carne, non #hashtag.

E invece continuiamo a costruire paginate di “#HA#DETTO#HA#FATTO”, a speculare sul nulla, a ignorare il profondo.

Sarà forse per questo che l’oblio dell’odio, delle guerre, delle diffidenze non arriva mai. Perché non ci esercitiamo a capire davvero, a dare valore al cambiamento, alla fedeltà, all’errore umano.

Io ho 72 anni, scrivo, parlo, ascolto, spesso inascoltato.

Non sono stanco di scrivere. Sono stanco di dovermi giustificare ogni volta che parlo di valori.

Valori veri. Valori che educano.

Non so se vincono queste mie analisi. Ma di sicuro non fanno danni.

E forse, in questi tempi, è già qualcosa.

FUORITEMPO – CIROSCO99 – dal Decumano Minore

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