Lettere dal Decumano Minore
NAPOLI, FORSE TERRA DI PACE
di CIROSCO99 Napoli 15 giugno 2025
Gioia al campo. Dolori lontani.
Guaglioni, questa è la vita reale: la stiamo costruendo noi, pezzo dopo pezzo, con mani sporche e cuore a metà. Spesso con mappazzoni ipocriti. Guardiamo dove ci piace guardare e raccontiamo solo ciò che ci conviene raccontare.
Diciamo che lo sport è altra cosa. Che non si incrocia con la guerra.
Ma è falso. Il nazismo ne fece uso come strumento di distrazione di massa e distruzione morale. E noi? Noi vogliamo ancora crederci: che sia sentiero di pace.
È arrivato ‘nu guaglione a Napoli: #Kevin#De#Bruyne.
Sapeva già iucà, ma ha capito subito che qui non bastano i piedi buoni: serve il cuore.
Fuori dalla clinica a Roma, lo hanno accolto in cento: rumorosi, un po’ pazzi. “Ma va bene così”, ha detto sorridendo.
Ha raccontato dell’educazione ricevuta a tredici anni da Lukaku. Amico di Mertens. Il nostro Dries, che per noi è concittadino: napoletano, anche se belga.
Questa è la trama invisibile che unisce i popoli, quando lo sport è vivo. Quando è scuola e affetto, e non solo arena e rumore.
Ieri, parlando con #Diego#Dieci e #Antonio fratelli #Vitagliano
(eccezionale pizza , e che ne parliamo a fa! ) i due fratelli , si ragionava così, a cuore scoperto.
Mi hanno chiesto: “Ma tu che ne pensi di De Bruyne? E del Presidente?” ‘0 professor!
“Bravuomo,” ho risposto, “sta facendo il suo dovere. Conte è soddisfatto. Vedremo.”
Poi la domanda che brucia:
“E la guerra? Il mondo va in fiamme…”
Li ho rassicurati. E li ho riportati lì, dove siamo ancora umani: al campo, al gioco, al popolo.
Perché da sempre lo sport vero è cammino di pace. E Napoli può ancora insegnarlo.
Cosa vogliamo dare ai nostri figli, ai nostri nipoti?
Emozioni semplici. Formazione umana. Speranza pulita.
In un tempo in cui le leggi del mondo marcano l’odio, le appartenenze forzate, le razze inventate…
In un tempo in cui sembriamo tutte e tutti contro qualcosa, ma pochi a favore di qualcuno.
Il boia è ancora lì, travestito da progresso.
E noi, uomini e donne sapiens, ci illudiamo che basti gridare per avere ragione.
Ma oggi, a Napoli, anche l’arrivo di un ragazzo diventa luce.
Non è un eroe di guerra. È un simbolo di pace.
Immaginate:
Undici bipedi in mutande dietro a una palla.
Undici dall’altro lato.
Un uomo in nero che gestisce la pelota.
Una città che vibra.
E tutti che gridano: “è mia! è nostra!”
Non è un gioco da ragazzi. È una forma di resistenza.
Noi del Decumano Minore lo sappiamo: discutere è necessario.
Educare alla visione è resistenza.
La vita è nelle nostre mani, come una palla da passare o calciare.
Dipende tutto da come scegliamo di viverla… e da cosa vogliamo raccontare all’animale fratello che incontriamo nel vicolo.
Usiamola, questa poca intellettualità esistenziale, per percorrere binari di pace.
Eppure, mentre scrivo, due immagini si sovrappongono:
Da un lato, la gioia di De Bruyne nel campo.
Dall’altro, aerei in volo a bombardare “salvatori” convinti.
Un olocausto che ne chiama un altro. Una pretesa di giustizia che sa di vendetta.
E allora mi chiedo:
Potremo ancora giocare?
O dovremo tutti pensare ai velivoli che volano sulla nostra testa?
E dico “velivoli”, non “rondini”.
Perché quelli non portano primavera.
Ma ferraglia guidata da uomini che urlano:
“Io ho ragione!”
#FUORITEMPO – TROVORLA LA RAGIONE!

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