James La Motta: la strada che ritorna futuro
Dal Giardino d’Autore, un ringraziamento pubblico per una voce che ha risvegliato il cuore di Pianura
di Ciro Scognamiglio
direttore di Lontani la Traversata Napoli – Redazione Pianura #14giugno2025addCeIromani
A una settimana dall’evento al Giardino d’Autore, James La Motta parla ancora. E già è all’opera.
Parla dei nuovi giovani che ha incontrato, delle scintille di energia che il suo rientro sta generando. Parla dell’operosità condivisa con Teresa De Giulio, anche operatrice politica al servizio dei territori – Grazia Vernillo e Paolo Vernillo che hanno messo a disposizione il loro bene di famiglia il GIARDINO- e a Vincenzo Nugnes e Vincenzo Carro i responsabili della logistica del cantiere – oggi cantiere altro – di un cantiere vivo in cui idee e relazioni prendono forma concreta.
E racconta, con una luce negli occhi, degli strilloni di piazza che lo hanno riconosciuto — sì, riconosciuto — in una veste nuova e antica: quella di regista della realtà, capace di dare tono e direzione al fare.
Ci esalta. E noi lo ringraziamo. Anche pubblicamente, da una pagina del nostro giornale-blog, per restituire la gratitudine di un territorio che sente, finalmente, di avere una voce. E un futuro.
C’è stato un momento, durante l’incontro al Giardino d’Autore di Pianura, in cui il tempo si è fermato. Le parole di James La Motta — oratore, artista, testimone — hanno attraversato le sedie, i visi, i pensieri. Hanno scosso qualcosa di profondo, qualcosa che da anni chiedeva di essere chiamato per nome: il valore della strada, il senso del ritorno, la possibilità di fare futuro con ciò che il mondo spesso scarta.
Le sue parole hanno riportato al centro i giovani di Pianura, non come destinatari passivi di un intervento, ma come protagonisti attivi di un processo. Dopo anni di lontananza, di successi altrove, James ha scelto di tornare qui, dove tutto è più ruvido ma più vero. Ha portato con sé un’esperienza concreta: quella di chi ha saputo dare forma, dignità e voce alle periferie del mondo, trasformandole da “peorie luogo di interesse da non perdere” a luoghi generativi.
Mi ha commosso. Da uomo che da 44 anni vive nel cuore di questa “territorialità complessa”, ma mai rassegnata, ho sentito che le sue parole erano anche per me. Per noi. Per chi crede ancora che educare sia restituire, che la strada non si abbandona ma si attraversa, che un modello si costruisce vivendolo.
James mi ha riportato al box di partenza, ma con una chiave diversa: non si torna indietro per nostalgia, ma per riscatto. E se oggi due giovani, Antonio e Vincenzo, partono verso il Nord, è perché quel riscatto ha messo radici. Portano con sé un messaggio: che la loro vita si apre sulle orme di un cammino fatto anche di esempi, di voci, di coraggio.
Non nascondo la stanchezza di chi ha dato tanto. Ma non è una stanchezza sterile. È quella buona, che viene da un lungo viaggio tra amore e conflitto, nel tentativo di servire senza servilismi. E oggi, con la visione nuova che sentiamo nascere intorno a noi, non posso che dire grazie. A James, a Teresa, a chi ha avuto il coraggio di credere che il Giardino d’Autore potesse diventare un modello replicabile. Un piccolo villaggio educativo in cui l’arte incontra la vita, e la parola genera comunità.
La presenza di James, il suo racconto, la sua forza gentile, ci hanno donato una certezza: che nonostante tutto, stiamo costruendo. Non racconteremo il male per abitudine, né il bene per retorica. Ma offriremo ciò che siamo, con una sola logica: essere esempio per chi opera, per chi sogna, per chi verrà.
Grazie, James.
Grazie ancora.
Con la voce che cammina,
Ciro Scognamiglio
quel pazzoide della strada.

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