C I N E M A
CINEMA che TIENE la Finestra aperta
< un non-luogo può diventare luogo antropologico quando lo spazio si fa memoria >
AI MIEI STUDENTI – CHE AMANO LA RICERCA e la FOTOGRAFIA .
Un data base con un motore di ricerca per individuare scene di film da utilizzare per la formazione personale e professionale – sapersi raccontare!
Una serata PRESENTATA DOPO L’OSSERVAZIONE A lui che di cinema e arte vive!
MA e PERÒ – Il Luogo della Comunità di Pianura, terra Flegrea
Caro maestro – Grazie, James La Motta,
per essere regista e custode di un’intenzione: da giorni studi il #catenaccio – ovvero la chiave narrativa – di una serata che per noi ha già valore di storia.
Lo sai bene:
sono un giornalaio-giornalista “Munchiano”, con l’urlo di chi crede ancora che farcela sia possibile. Che non ci si può più permettere di steccare sulle note dissonanti della memoria dimenticata. E ora – finalmente – la nostra Sinfonia si avvia:
“Dal disastro naturale e dalla salvezza al nuovo millennio” – siamo al primo atto.
Sì, il catenaccio di questa opera collettiva avrà un solo mezzo e fine:
analizzare il ruolo della cultura nella rinascita di un territorio.
E grazie anche al tuo sguardo, ce la faremo.
Perché tu sai cosa vuol dire essere parte della crisi di un luogo.
Perché da giovane hai sentito che Pianura, questa terra che fu (ed è ancora) considerata un non-luogo, poteva essere molto di più.
Negli anni ’80, quando il terremoto ci lasciò in cerca di case, fu allora che Pianura divenne terra di approdo – o forse di scarto – per tanti giovani come me.
Io stesso, nel “correva l’anno 1981”, vi arrivai da un altro non-luogo: una baracca in legno, a Napoli. Poi a San Giorgio a Cremano, via Mazzini 15, in una casa INA-Casa costruita su un regio lagno.
La mia storia antropologica è fatta di migrazioni interne, di assegnazioni imposte, di case più o meno vere.
Ma anche di scelte e radici ritrovate: perché nonostante tutto, Napoli e le sue periferie sono state e restano luoghi di senso, se riletti con gli occhi giusti.
Pianura era un non-luogo.
Ma quel “MA” iniziale, oggi, non è più un semplice avversativo grammaticale.
È una resistenza logica, un segno di non arrendersi.
E tu, con il tuo cinema, ne sei testimone.
Dopo 44 anni, per me, #Pianura è diventata anche il luogo da cui partire per girare un cortometraggio. Un’opera che racconti, con forza e verità, le anime coordinate e avversate che la abitano.
Tu, con la tua ricerca da lontano, sei riuscito a mettere insieme i cuori spaccati, i racconti perduti, le memorie dissonanti.
Tu sei il regista che ha dato senso al nostro “quartetto umano”:
Grazie e Teresa, dame di cuore.
Enzo e Enzo, re di cuore.
E tu, James, il poker vincente che ci ha fatto sentire parte di una partita comune.
Sappiamo che scriverai quel cortometraggio, e che sarà dedicato a una delle tante periferie delle periferie che tu sai raccontare.
Ti suggeriamo già il titolo:
MA e PERÒ
Il territorio che rinasce attraverso la lente della cultura, dell’identità, della memoria e delle pratiche sociali.
Perché l’antropologia – quella vera – ci insegna che:
• un non-luogo può diventare luogo antropologico quando lo spazio si fa memoria,
• quando la comunità si riappropria delle sue storie,
• quando la cultura non è più solo sopravvivenza, ma resilienza attiva.
E allora sì, Maestro, se ci guiderai nella dissolvenza del bianco e nero verso nuovi colori, faremo di questo nostro quartiere una location dell’anima,
una Pianura dove si può ancora ricominciare.
Grazie a te,
che con il tuo cinema ci tieni la finestra aperta.
Fuoritempo – il CINEMA che TIENE la Finestra aperta !

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