IL QUARTIERE – UNA SOLA MOLTITUDINE
Pianura di Napoli Flegrea – 9 giugno 2025
#REGISTA#ATTORE#James#La#Motta e Professore Ciro Scognamiglio, Giornalista
La #vita è nelle nostre #mani.
E negli occhiali del gran viaggio, nel piano culturale delle idee, e nel piano ideologico delle professioni.
Noi cerchiamo, da tutto ciò che è vita, di evincere un principio semplice: riparare il mondo, nazionalizzare le differenze, renderle patrimonio comune.
Saltare oltre le contraddizioni umane – diventate ormai dittature dell’esistenza – osservare e abbattere con gli occhi lucidi dell’arte.
Siamo alla ricerca del tempo perduto, come sempre.
Io arrivavo al Villaggio di Pianura, e giovani come James partivano con i loro sogni.
La mia strada – anche se giovane ancora – raccontava già sentieri, esperienze, e sofferenze.
Quali?
Quelle che solo il racconto può accogliere e trasformare.
Al Giardino dell’Arte, presenterò un racconto che mi onoro di rappresentare, e che inizia così:
[ … ] “Dall’altra parte, un uomo solo, con un cappotto pesante.
Volti senza nome dietro di lui.
Ombre grandi come dolori.
E tozzoli disegnati a mezz’aria, sospesi tra il lancio e la fede.
Sotto, una scritta:
«Se nessuno ci ascolta, almeno la strada ci ricorda.»”
Lo abbiamo scritto per chi passa, per chi non sa, per chi ha dimenticato.
Soprattutto per chi verrà.
Perché ogni volta che un bambino chiederà:
“Nonno, che cos’è quel pane che vola?”
qualcuno dovrà rispondere:
“È memoria che resiste.
È amore che lotta.
È il gesto più umano, nel momento più disumano.”
“Quel pane lo sento ancora in gola”, diceva mio padre.
E io oggi porto quel ricordo come una vela piena.
Una vela che mi guida nella traversata della vita.
Perché la memoria non è un’ancora. È una direzione.
Oggi, con settantadue anni e una barca carica di giorni, so che non si vive per trattenere, ma per trasmettere.
Voglio che i miei nipoti sappiano davvero cosa significa spezzare il pane e gettarlo nel vuoto.
Non è follia. È resistenza.
Li ho portati davanti al murale.
Quelle tozzole di pane che volano sono sospese, come piccole lune scagliate dal cuore.
Ho detto loro:
“Quel pane che vedete volare è vostro.
Tenetelo in mano.
Portatelo negli occhi.
Fotografatelo nella vita.”
La conoscenza del passato è necessaria per costruire il futuro.
E il passato non è una data. È un gesto.
Un gesto che salva.
Un gesto che brucia.
Un gesto che ci ricorda chi siamo [ … ]
Oggi, #James, ci hai regalato una poesia lucida e impietosa.
Il tuo corto racconta l’uomo del Novecento che ritroviamo ancora nel 2025.
La cattiveria dell’abuso, senza etichette: uno sguardo nudo, consapevole, narrante si una #fune!.
Il tuo racconto è scomodo, controverso, e proprio per questo necessario.
Hai trasformato l’eredità oscura della nostra educazione in visione, in liberazione dell’onirico e dell’inconscio.
Hai frantumato la sincronia sulla diacronia.
La tua poetica dissolve le categorie.
Lo spazio e il tempo non sono più canoni esteriori, ma aderenza profonda all’uomo: dentro e fuori.
#James, oggi mi hai dato le chiavi di lettura.
Noi cerchiamo la filantropia, e intorno troviamo la nefandezza della guerra.
Noi amiamo, e l’amore lo consideriamo carità teoretica.
Pieni di solenni utopie, non ci fermiamo.
Continueremo a raccontare con la nostra penna BIC,
e tu, più di me, userai il moderno mezzo della luce, delle trasparenze, delle dissolvenze.
E ci farai leggere il mondo con i tuoi occhi d’arte.
Sì, racconterai.
Racconterai la storia di tutti e tutte.
La tua. La mia. La nostra. La loro.
E la regalerai agli umani di buona volontà.
La tua arte è gesto della suonatrice,
è riappacificazione col mondo,
è ribellione alla paltonicità dell’esistere.
Noi troveremo lì la coerenza e il rifugio.
Grazie, Maestro.
Il #fanciullino in me che ama raccontare ti saluta.
Forse.
Ma se il tran-tran del professore prevedibile è finito,
allora il racconto è la #terra.
E una delle terre siamo noi.
#Grazie, #Maestro James La Motta


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