CI #DOBBIAMO#DISSOCIARE TUTTI E TUTTE.

Il formare abbatte l’odio.

Non si può violentare con parole più dure dei colpi della guerra.

Un docente non può mai svestirsi del suo ruolo.

Deplorevole il comportamento di chi ha osannato la violenza.

LETTERA EPERTA DA PROFESSORE E PRESIDE

Ciro Scognamiglio 31maggio2025

Lettera aperta di dissociazione da chi ha dimenticato il significato di educare

A nome della Scuola e della Comunità Educante che rappresento, sento il dovere morale, civile e istituzionale di dissociarmi con fermezza dalle parole di inaudita violenza rivolte alla figlia della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Augurare la morte a una bambina è un atto vile, disumano, inaccettabile.

Che a compiere un simile gesto sia stato – secondo quanto riportano gli organi di stampa – un educatore, un dipendente del Ministero dell’Istruzione, forse un docente residente in Campania, rende l’episodio ancora più grave.

Chi insegna ha una missione, non un mestiere: non può mai svestire il suo ruolo, nemmeno sui social, nemmeno nel tempo privato.

Parole come quelle pubblicate – “Auguro alla figlia della Meloni la sorte della ragazza di Afragola” – non sono un’opinione politica.

Sono odio allo stato puro, diretto contro una bambina di 7 anni.

Non è dissenso: è abiezione.

E non c’è giustificazione possibile, né ideologica, né personale, né politica.

Parlo da anziano docente, da ex dirigente scolastico, da educatore che ha speso una vita tra i banchi, con i ragazzi e le famiglie.

Parlo da cittadino e da uomo.

E dico con chiarezza: chi trasferisce odio non è un educatore. È un pericolo.

Questa lettera è anche una richiesta pubblica di scuse, rivolta innanzitutto alla bambina, Ginevra, alla sua famiglia, e simbolicamente a tutti i figli che noi educatori abbiamo il compito di proteggere, formare e accompagnare.

Ogni parola d’odio rivolta a un minore ferisce l’idea stessa di scuola, il senso profondo dell’essere umani.

Ci dissociamo, come scuola, come collettivo, come comunità.

E, se l’identità dell’autore sarà confermata, auspichiamo un procedimento disciplinare esemplare. Senza se e senza ma.

Educare non è indottrinare.

Non è scagliare slogan, non è alimentare rabbia, non è seminare violenza verbale.

Educare significa “educere”: condurre fuori dal buio, dal pregiudizio, dalla solitudine, dalla paura.

Il nostro impegno resta quello di formare coscienze, non manipolarle.

Di coltivare confronto, non odio.

Di appartenere all’umanità, prima che a qualsiasi idea o bandiera.

Siamo convinti che serva oggi, più che mai, una scuola che ascolta, che guida, che cura.

Una scuola che chiede scusa, anche quando a sbagliare è uno solo, ma il danno è di tutti.

Firmato:

professore Ciro Scognamiglio

già preside, oggi giornalista

Napoli, 31 maggio 2025

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