Cronaca sincera da fuori lo stadio
di Ciro Scognamiglio | Rubrica: Lettere dal bordo campo
Questo contributo è parte del progetto formativo “Lontani la Traversata”, un’iniziativa indipendente al servizio dei giovani che vogliono raccontare il mondo.
FOTOGRAFIA #VAGABONDA PITTOGRAFIA AI
Napoli – Sabato sera, ore 20:30
Dovete sapere che mi trovavo nei pressi dello stadio con due dei miei nipoti — calciatori pure loro, uno portiere e l’altro terzino sinistro.
Erano eccitati. Non si accontentavano dei maxischermi in piazza.
— “No’, qua è tutta plastica… noi vogliamo sentire l’erba, le urla vere, ‘o profumo d’‘a partita!”
E io, che ho ancora in petto il cuore degli anni ‘70, li seguo. Ma mentre ci avviciniamo alla curva, all’improvviso succede qualcosa.
Una voce si alza dalla folla
Una voce da ragazzo, rauca d’emozione:
— “‘O #PROFESSÒ… MA CHE È #SUCCESSO?!”
Mi giro. Lui è lì, occhi spalancati, maglietta azzurra come pelle.
Attorno a lui, altri venti: giovani, vecchi, mamme con la sporta, venditori di bandiere.
Tutti con la stessa domanda negli occhi.
“Io stavo a casa, e poi… #BOOM!”
“Partita normale, professò… e poi ‘na cosa che manco nei sogni!”
“Pareva un tiro a salve, e invece era un gol d’oro!”
“Io ho sentito tremare casa… ma era il cuore!”
E una signora anziana, con la spesa ancora in mano:
— “Io ho pianto. Questa squadra mi fa tornare viva. Mi riporta ai tempi belli.”
Il cuore di Napoli non si ferma
Li #guardo.
Guardo i miei nipoti.
E capisco che in quel momento, non eravamo semplicemente fuori dallo stadio.
Eravamo dentro il cuore vivo di Napoli.
Una città che, quando la sua squadra segna, non esulta: respira.
Un popolo che, quando si riconosce in un grido, non urla: si ritrova.
Allora dico solo a loro, #piano:
— “Voi non state solo inseguendo un pallone.
State imparando a far battere il cuore di Napoli.
E se ci riuscite… quel battito ànun #s’#arresta#cchiù.”





Ciro Scognamiglio
5 h ·
Condiviso con Tutti

‘O PROFESSÒ… CHE È SUCCESSO A NAPOLI?!
Cronaca sincera da fuori lo stadio
di Ciro Scognamiglio | Rubrica: Lettere dal bordo campo
Questo contributo è parte del progetto formativo “Lontani la Traversata”, un’iniziativa indipendente al servizio dei giovani che vogliono raccontare il mondo.
Immagine gratuita da Unsplash – clicca qui per scaricare
Napoli – Sabato sera, ore 20:30
Dovete sapere che mi trovavo nei pressi dello stadio con due dei miei nipoti — calciatori pure loro, uno portiere e l’altro terzino sinistro.
Erano eccitati. Non si accontentavano dei maxischermi in piazza.
— “Zì, qua è tutta plastica… noi vogliamo sentire l’erba, le urla vere, ‘o profumo d’‘a partita!”
E io, che ho ancora in petto il cuore degli anni ‘70, li seguo. Ma mentre ci avviciniamo alla curva, all’improvviso succede qualcosa.
Una voce si alza dalla folla
Una voce da ragazzo, rauca d’emozione:
— “‘O PROFESSÒ… MA CHE È SUCCESSO?!”
Mi giro. Lui è lì, occhi spalancati, maglietta azzurra come pelle.
Attorno a lui, altri venti: giovani, vecchi, mamme con la sporta, venditori di bandiere.
Tutti con la stessa domanda negli occhi.
“Io stavo a casa, e poi… BOOM!”
“Partita normale, professò… e poi ‘na cosa che manco nei sogni!”
“Pareva un tiro a salve, e invece era un gol d’oro!”
“Io ho sentito tremare casa… ma era il cuore!”
E una signora anziana, con la spesa ancora in mano:
— “Io ho pianto. Questa squadra mi fa tornare viva. Mi riporta ai tempi belli.”
Il cuore di Napoli non si ferma
Li guardo.
Guardo i miei nipoti.
E capisco che in quel momento, non eravamo semplicemente fuori dallo stadio.
Eravamo dentro il cuore vivo di Napoli.
Una città che, quando la sua squadra segna, non esulta: respira.
Un popolo che, quando si riconosce in un grido, non urla: si ritrova.
Allora dico solo a loro, piano:
— “Voi non state solo inseguendo un pallone.
State imparando a far battere il cuore di Napoli.
E se ci riuscite… quel battito nun s’arresta cchiù.”
Lascia un commento