50.000 sudari. Una giornata che non doveva passare invano.

Oggi abbiamo parlato troppo – troppo! – di scenari di frivolezza, di una palla rincorsa da ventidue in mutande. Eppure, anche quella palla ha portato 19 milioni di euro nelle tasche di un imprenditore familista per uno scudetto, e altri 47 milioni per una coppa.

Non è questo un attacco alla gioia popolare per lo sport. Lo dico chiaro.

Ma oggi, 24 maggio, questa giornata doveva essere segnata da ben altro: dai balconi doveva sventolare un lenzuolo bianco. Un sudario.

Un drappo semplice, povero, come quelli che avvolgono i corpi dei bambini, delle donne, degli uomini palestinesi uccisi.

Il bianco del lutto e della pace.

Il bianco del grido silenzioso.

Io oggi ho girato per Napoli. Non ho visto lenzuoli. Non ho visto il segno. Solo qualche bandiera.

Il sudario che vi mostro viene da Battipaglia. È il nostro. O meglio, è quello della più saggia di casa: la mia compagna lo ha esposto oggi, senza proclami, senza post. Ma con amore e dolore.

Caro Tomaso Montanari, lei che è politico, rettore, cittadino, intellettuale, uomo di memoria e di visione, mi dica:

Che cosa si dice oggi in Italia di questo suo appello?

Che ne è del grido che lei e altri avete lanciato, e che noi accogliamo?

LETTERA APERTA

Da Battipaglia, Salerno, Napoli – per 50.000 sudari di pace

di Simonetta Nunziata, Maria Chirico, Ciro Scognamiglio –

insieme a tutte e tutti noi, con i nostri problemi e le nostre ferite

Oggi, 24 maggio, si è chiesto all’Italia un gesto semplice, universale, umano: appendere un lenzuolo bianco alla finestra, come si avvolge un corpo in un sudario.

Il corpo di chi?

Di chi è morto sotto le bombe a Gaza.

Di chi continua a morire nell’indifferenza.

Di chi non ha voce se non la nostra.

50.000 sudari.

Una mobilitazione nazionale, promossa dal professor Tomaso Montanari e da tante coscienze libere, per ricordare i morti, per chiedere la pace, per dire basta.

Ma noi, oggi, cosa abbiamo visto?

Abbiamo visto bandiere di squadre e cuori pieni per lo sport – e sia.

La gioia di un popolo non si giudica.

Ma non abbiamo visto lenzuola.

Non abbiamo visto la memoria.

Non abbiamo visto la compassione civile diventare segno.

Noi – a Battipaglia, a Salerno, a Napoli – lo abbiamo fatto. In silenzio, in semplicità.

Il lenzuolo bianco lo abbiamo steso, fotografato, condiviso nel cuore.

Non per fare notizia, ma per non stare zitti.

Non vogliamo fare la #morale a nessuno.

Ma vogliamo porre una domanda:

Dov’era oggi l’Italia dei diritti, delle piazze, delle università, dei balconi del 2020?

Il nostro gesto è piccolo, ma necessario. È un dovere morale.

È una scelta che nasce anche dal dolore personale, da vite segnate da altri lutti, da problemi, da silenzi che conosciamo bene.

#Eppure – o proprio per questo – oggi ci siamo esposti.

Lo facciamo ora, insieme, con questa lettera aperta.

Perché la pace non è una posizione politica.

È una condizione di umanità.

Che non ci si debba vergognare, domani, di essere stati zitti oggi.

Firmato:

Simonetta Nunziata – Battipaglia – Salerno

Maria Chirico – Napoli

Ciro Scognamiglio – Napoli

e tutte e tutti noi, con i nostri problemi e il nostro cuore esposto

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