“Colombino al Decumano”
(Racconto breve per la rubrica “Lettere dal Decumano Minore”)
Sul terrazzo, tra vasi dimenticati e un vecchio stendino piegato dal vento, era comparso un nido. Non lo avevo visto nascere, ma un giorno c’era: con due uova che parevano piccole lune biancastre appoggiate sulla paglia secca e due genitori dal volo prudente, sempre pronti a scattare via con un frullìo lieve.
Poi, in un’alba senza pretese, ho visto il miracolo:
un becco minuscolo, tremante, bucava il silenzio.
Uno era nato. L’altro ancora taceva, forse sognava.
Il piccolo — l’ho chiamato Colombino — pareva un pulcino spaesato, con gli occhi chiusi e il collo che cercava il mondo. Ogni tanto, una carezza beccata dal padre. Un gorgoglio dalla madre. Ogni ora, un respiro in più.
E io — uomo grande, con gli anni che sanno già tutto — restavo a guardare.
A imparare.
Nel pomeriggio, una bambina del palazzo di fronte mi ha chiesto:
«Ma è vero che i colombi tornano sempre dove sono nati?»
Ho annuito.
E dentro di me ho sentito che Colombino, forse, tornerà al Decumano.
A ricordarci che c’è un tempo per ogni cosa: per nascere, per attendere, per volare.
L’altro uovo è ancora lì. Chiuso. Ma non muto.
Forse anche lui si aprirà. Forse no.
Ma intanto, oggi, la vita ha vinto di nuovo.
#FUORITEMO -Storia e gioia della mia Signora Maria che si sta curando di loro – si la vita ha vinto di nuovo!



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