A R E A delle DIVERSE ABILITA’ e dobbiamo ancora raccontarci!
Di Ciro Scognamiglio Direttore e Disabile
– Lontani La Traversata Giornale Blog #19maggio2025 –
All’amico #Sergio, #Professore dell’#Aquila
con gratitudine e rinnovata indignazione
Oggi, caro #Sergio, torno a scriverti non per dovere, ma per riconoscenza. Perché sei tra i pochi che – anche da cattedre alte – non ha mai smesso di vedere il mondo dal basso, da quell’angolo dimenticato dove anche una rampa può diventare un muro.
Una foto, oggi. Un bambino in carrozzella, bloccato nel garage sotto casa, impedito a salire sul vagon attrezzato con pedana perché qualche adulto, troppo adulto, ha parcheggiato a ridosso delle strisce di rispetto.
Lo chiamano ancora “inciviltà”, ma forse dovremmo chiamarla violenza urbana, cieca e continua. Una violenza che non esplode, ma impedisce. Che non urla, ma nega. E ogni giorno, come questa, lascia a terra qualcuno.
Grazie, allora, per il tuo richiamo. Ma siamo stanchi – tu lo sai – di dover sempre insegnare l’umanità. Io, che l’ho fatto da professore e da preside e continuo a farlo come giornalista di strada, vorrei #smettere. Ma non posso.
Da membro del #Comitato CRPD-OP della Consulta ONU, e da uomo che ha conosciuto la disabilità anche nei propri passi, dico che non basta più la denuncia. Serve l’educazione. Quella vera, radicale, che parte dalle scuole ma cammina nei vicoli, nei cortili, nelle palestre.
Cosa può fare oggi la scuola?
Tutto. Se riparte da uno sguardo attento, da un’osservazione partecipante, come ci insegna l’antropologia. L’insegnante di sostegno, se formato bene (come nei migliori TFA), dovrebbe essere un motore di cambiamento del contesto, non solo un supporto al singolo. Ma spesso è lasciato solo. In trincea. Costretto a #mediare, più che a educare.
Perché la scuola è ancora un sistema di ingranaggi vecchi, sordi alla parola “#inclusione“, e lontani dal coraggio di cambiare davvero. Eppure qualcosa si muove – tra i giovani docenti, tra chi non accetta più che il disabile sia “problema” e non “persona”.
Tu, io, noi che ci conosciamo da sempre, sappiamo che la battaglia per i diritti si gioca sull’asfalto, sulle strisce di rispetto violate, nei dialoghi mancati tra condomini e nei silenzi degli insegnanti.
Un giorno – se il nostro terzo binario dovesse spegnersi – resterà forse questa foto-segnaletica a parlare per noi. Di un Paese che ancora, nel 2025, si permette l’indifferenza.
E allora – come vecchio #zoppo che ha imparato a camminare con la parola e con l’esempio – ti dico: continuiamo a fare scuola. Nelle classi e nelle strade. Calmiamo la rabbia, ma non la spegniamo. Perché senza questa rabbia dolce e giusta, il mondo non cambia.
Ti abbraccio come sempre, con stima fraterna,
Ciro Scognamiglio
già preside,
giornalista di strada,
uomo libero
e ancora costretto a insegnare l’umanità

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