PURTROPPO FUORITEMPO
Lettera dai Campi Flegrei – a chi ascolta (se c’è qualcuno)
Reiteriamo un concetto semplice, scomodo, urgente:
i fatti stanno a zero – “rero”.
Zero piani. Zero risposte. Zero ascolto.
In una fase così delicata – diciamo pure drammatica – tra scosse sismiche e bradisismo che striscia sotto i piedi della gente a Fuorigrotta, Pianura, Bagnoli, Pozzuoli, in tutta l’area flegrea coinvolta, ci domandiamo:
Quale piano emergenziale è previsto – e dove? – per chi vive la diversità dell’esistenza?
Parliamo dei giovani con disabilità,
degli anziani soli o non più autonomi,
di quelle mamme coraggiose che abbiamo osannato solo pochi giorni fa,
dei nonni che furono padri, dei padri che ora barcollano,
delle famiglie con bambini piccoli,
delle persone con disabilità cognitive, psichiche, motorie, che non hanno sirene, ma vivono sotto l’allarme ogni giorno.
La “diversa abilità” non è solo quella visibile, quella delle carrozzine (che già sarebbe bastata a scuotere le coscienze!).
C’è una geografia invisibile della fragilità, che nessun piano ufficiale ha mappato.
E se lo ha fatto, non lo ha comunicato a chi ne ha diritto.
Viviamo in un Paese dove, perdonateci l’espressione,
“la fuffa diventa regola, e la ragione fuffosità”.
Siamo cani sciolti del popolo, sì,
ma con coscienza, memoria e servizio.
E allora chiediamo – no, esigiamo – che si risponda con chiarezza:
• Dove sono i punti di raccolta accessibili alle persone con disabilità?
• Chi si prenderà cura delle persone non autosufficienti in caso di evacuazione?
• Dove sono le mappe semplificate, le istruzioni accessibili, i numeri da chiamare già oggi, non dopo la scossa più forte?
• Chi coordina le associazioni, i caregiver, gli operatori sociali sul territorio?
Noi – operatori, familiari, persone con disabilità e cittadini consapevoli-
non abbiamo risposte da offrire. E dunque:
cosa dobbiamo dire a chi ci chiede rassicurazioni?
Che tutto è sotto controllo? Che c’è un piano B?
Quando anche il piano A pare inesistente?
Chiediamo un confronto, un’assemblea, un documento.
Subito.
Non per protestare:
per costruire insieme un piano che esista, sia umano, sia reale.
Firmato: Ciro Scognamiglio Direttore e diversamente abile
le comunità invisibili ma presenti.
Disabilità non significa “dopo”, significa “insieme, adesso”.
SIAMO TUTTI SOLI 13 maggio 2025 l’innominato ‘O TETRREMOT!
Ero al #telefono e la mia sedia giocava alle giostre.
“Il pavimento non smetteva più di muoversi” – ci siamo chiesti, io e il mio interlocutore: “Cosa facciamo?”. Un attimo di panico, nonostante una certa competenza scientifica.
A #bocce ferme, con il viso ancora segnato dall’accaduto, abbiamo ascoltato chi – pur essendo deluchiano – ha preso posizione, con parole nette, senza nemmeno tirar fuori il sismografo. Diego Venanzoni, consigliere regionale della Campania, gruppo De Luca Presidente, dichiara:
«In ragione di ciò, e nell’ambito delle mie competenze, farò tutto il possibile affinché si proceda per la tranquillità delle famiglie e degli studenti dei quartieri di Napoli – in particolare Fuorigrotta, Bagnoli e Pianura».
Ci #chiediamo: come si tradurrà questo ragionamento alle prossime Politiche?
Siamo in una fase di transizione in cui si guarda con interesse al centro. Ma bisognerà fare i conti col taglio dei parlamentari. Molto dipenderà dalla legge elettorale. Se tornerà il proporzionale, ci sarà spazio per far valere certi valori. Ma è presto. Ora contano le Comunali. Anche il risultato nella Città Metropolitana dirà quali valori prevarranno.
Intanto la #terra trema.
Forte scossa a Napoli, alle 12.07 – magnitudo 4.4. Una seconda alle 12.25.
Il #sindaco di Pozzuoli, Luigi Manzoni, ha firmato un’ordinanza di sospensione delle attività scolastiche e sportive fino a nuova comunicazione, per verificare eventuali danni.
Ma – #NOI sentiamo anche le scuole e i cittadini – il popolo – e le nostre aree delle diverse abilità che ci premono moltissimo e noi non siamo o vogliamo «nonostante le reiterate scosse, l’ultima di stamattina, nulla è stato predisposto dal Comune di Napoli per le verifiche sugli edifici scolastici. Almeno, non è stato comunicato nulla» – o poco ?!
E allora ci chiediamo:
Cosa ci possiamo aspettare di diverso?
Aspettiamo sempre il prossimo sciame.
Siamo così indietro rispetto a civiltà evolute come il Giappone.
Mai una vera #programmazione.
Da giovane professore ascoltavo i piani di Giuseppe Luongo –
Forse mai ascoltato davvero, e sono passati decenni.
Oggi i giovani consiglieri regionali parlano, i DS si confrontano tra loro,
ma da ex di tutto, da cittadini del margine,
chiediamo la storiografia degli interventi.
A Pozzuoli, in via Campana, oggi è crollata una palazzina.
Le nostre sono analisi di solitudine.
Non vogliamo attaccare nessuno.
Siamo noi i #nessuno, che non hanno mai visto il Ciclope.
Eppure c’era.
L’uomo intelligente narra la leggenda:
lo acceca nel suo unico occhio e si salva con i suoi.
Ma poi trova gli #usurpatori in casa, e una tela che si tesse di giorno e si scioglie di notte.
Le nostre notti e i nostri giorni sono tutti #uguali.
Aspettiamo la prossima scossa.
Io con le mie scarpe ortopediche, i miei fratelli in carrozzina, guardiamo la fuga dalla finestra.
Aspettando quella tegola fatidica che ti trasforma da #homo#sapiens#respirens a #homo#sapiens#morens.
Alle 16:30, dalle nostre telescriventi da giornalai – giornalisti – urlatori, abbiamo visto il Ciclope. E, da nessuno, l’abbiamo ingannato. Ma forse sarà madre natura a ingannare noi.
Perché ci troverà ancora spiazzati, come stamattina al #telefono.
Dalla tastiera, mi sono arrivate dall’alto le boracce vuote,
cadute dalle mensole come moniti colorati.
La #pietra sopra e sotto ondeggiava.
Ma, accordandosi con le boracce, pare abbiano deciso di cadere insieme.
Forse capiranno che è ora di organizzarsi.
Forse mi è chiaro:
Mi tengo le #scarpe.
E morirò tra le scale.
Perché prevenire richiede anni,
ma il terremoto non si annuncia.
Tutto resta #casuale – con la flebile speranza che sia almeno di natura #cartesiana.
non ho voglia di silenziarmi.
Perché sono colpevole d’ignavia, ma forse – proprio per questo – voglio sollecitare me e gli altri a cercare palliativi risolutivi.
Loro, che gestiscono, possono solo chiudere il pubblico e giurarsi di fare. Io continuerò la mia fuffa, la mia “fuffosità” di chi scrive il pensiero del popolo, e resterò alla finestra del Decumano Minore.
Scusatemi, vi lascio.
Sento una voce dal vicolo:
“‘O profssore, scenn’, ci pigliamo ‘o caffè!”
Fuoritempo – ci resta il caffè.
CIROSCO99
dal Decumano Minore


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