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I FATTI stanno a zero e vacilla la speranza

I fatti stanno a zero. Anche oggi ho perso. Ma non ho perso la speranza.

CIROSCO99 – di Ciro Scognamiglio

Uomo del mondo, testardo seminatore di speranza

Scrivo da #uomo del mondo, da padre, da testimone di una generazione che ha visto la guerra dai racconti dei padri e la pace sognata nelle piazze. Scrivo oggi mentre Napoli si dibatte tra dichiarazioni vuote, provocazioni violente, silenzi complici e speranze stracciate.

La #pace non è un’utopia, ma una possibilità continuamente tradita. Il dolore dei popoli si intreccia, ma invece di unirci ci separa, ci indurisce. Siamo diventati scorze dure, pronti a estinguere l’altro come in un videogioco. Ma io no. Io non ci sto. Porto dentro la voce di chi ancora sogna che la giustizia possa essere madre della pace, e non sorella tardiva della vendetta.

Sogno una fumata bianca a #Napoli, e poi a #Roma, e poi nel mondo. Ma la strada è lunga, e oggi il fumo è ancora nero.

Forse sono troppo #idealista. Forse devo tornare a sventolare quella piccola bandierina della pace, pur sapendo che oggi chi tenta di parlare si espone. A volte ho persino immaginato reazioni violente, irrazionali, come quelle che da ragazzo mi sarebbero venute spontanee davanti a una provocazione. Eppure mi trattengo. Perché ancora mi parlano – da lontano – le mie etiche lezioni giovanili.

Ma purtroppo oggi non esiste più dialogo. L’odio è diventato la lingua dominante, e pare che abbia contagiato tutti. Anche chi, come me, si ostina a credere nella speranza.

Gli ebrei “#normali”, le persone comuni, sono ostaggio di un manipolo di fanatici che strumentalizzano il dolore per giustificare la violenza. Ma anche dall’altra parte si rischia di restare accecati. I tentativi di pace vengono annientati, schiacciati sotto il peso di rancori storici, reciproche offese, vendette tramandate. I “sapiens” sembrano aver perso la memoria della loro umanità. Non c’è più spazio per le bandiere bianche: solo per quelle agitate dal vento della propaganda.

La strage di #Gaza – e la retorica di un potere alimentato dall’odio, come quello di Netanyahu, figlio di un’ideologia che ha insegnato a “#sradicare l’#erba#nemica” – sta diventando il paradigma tragico della nostra epoca. Si odia a prescindere, si reagisce d’istinto, si parla di vendetta e non più di giustizia.

In questo clima, noi “#poveri#illusi di #pace” restiamo soli, attaccati perfino in famiglia. I giovani ci dicono: “Papà, ci hanno fatto del male. E allora dobbiamo rispondere!”. Ma è davvero questa la risposta? Quale Dio ci ha insegnato a continuare ad odiare?

Oggi qualcuno mi ha detto: “Se arrivano #due provocatori, li dobbiamo estinguere. Come nei videogiochi”. E io rabbrividisco. Dove siamo finiti?

E intanto il sindaco – il “#mappazzone” del vogliamoci bene – prende posizione con una dichiarazione che vuole essere equa ma resta sospesa tra orticelli e prudenza. A me viene in mente Cicerone: oltre all’orto, fatevi una biblioteca. Qui però la biblioteca è chiusa da tempo.

Io oggi ho perso di nuovo. Ma no, non ho perso la speranza.

La #fumata è nera – A Napoli si sperava in una fumata bianca. Un gesto di pace, un ponte gettato tra comunità ferite. E invece, dopo l’incontro a Palazzo San Giacomo, la delusione è stata grande. La comunità palestinese della Campania ha lasciato il Comune amareggiata: “Siamo rimasti sorpresi e delusi”, hanno dichiarato. E non tanto per i sorrisi in foto, ma per le parole troppo timide del comunicato finale.

L’amministrazione ha parlato di “offesa all’umanità” riferendosi a Gaza, ma senza chiarire da parte di chi. “È l’occupazione militare coloniale la causa di tutto questo”, ha risposto la comunità. “E va condannata apertamente”.

La città dell’accoglienza, dicono dal Comune, dovrebbe permettere a tutti di esprimere le proprie opinioni. Ma la comunità palestinese precisa: “A patto che non siano a favore del genocidio”.

Anche il riferimento alla cittadinanza onoraria concessa a Julian Assange non è stato accolto con entusiasmo: “Ci fa onore, ma che nesso ha con Gaza?”, si chiedono. Perché sembra che le vittime siano semplici numeri di una catastrofe naturale, e non esseri umani massacrati sotto gli occhi del mondo.

La #speranza non basta – In mezzo a tutto questo, la comunità palestinese non resta in silenzio. Ha denunciato un’aggressione razzista avvenuta nella stazione di Montesanto contro due giovani colpevoli solo di indossare la kufiya. Ha espresso solidarietà alla Taverna Santa Chiara, anch’essa bersaglio di provocazioni. Ha pianto la perdita di Janan Suleiman, vittima di un tragico incidente alla funivia del Faito.

Ma soprattutto ha ribadito con forza che non basta dire “basta guerra”. Bisogna chiamare le cose con il loro nome: quello che accade a Gaza è un #genocidio. E va condannato da chi governa una città gemellata con #Nablus, e da tutti noi.

Io, ancora oggi, provo a credere che Napoli – la mia città – possa diventare voce limpida nel frastuono del mondo. Che un giorno la fumata sia davvero bianca. Ma #oggi… la speranza vacilla.

#FUORITEMPO – LA SPERANZA #VACILLA !

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