Leone XIV: la scelta dell’equilibrio, nel giorno della Madre
Nel giorno della Supplica a Maria, Madre di tutti, da Pompei si alza una preghiera antica e sempre nuova. E mentre il mondo oscilla tra vecchi fantasmi e nuove fratture – Trump che riallinea i dazi con Londra, a ottant’anni dallo sbarco anglo-americano che ci liberò, e a Mosca l’incontro oscuro tra Putin e Xi Jinping – da Roma giunge un segno silenzioso ma potente: Robert Francis Prevost è Leone XIV.
Una scelta che non strilla, ma parla. Parla di equilibrio, di dignità, di lavoro, di fraternità. E lo fa nel solco di un nome che risuona con la memoria di Leone XIII, il papa della Rerum Novarum, che già nel 1891 osava dire che «il lavoro non è merce» e che il povero non è un fastidio ma il volto visibile del Cristo.
Leone XIV è il primo papa americano, ma non per questo strumento di nessun imperialismo. Si è formato in Perù, a fianco delle comunità di base, dove la teologia cammina scalza, nelle periferie della storia. Il suo sguardo è latinoamericano, ma la sua lingua è quella del Vangelo.
Davanti alla folla in piazza San Pietro era commosso, come un fratello chiamato a portare il peso della Chiesa nel tempo dell’inquietudine. Non è un papa-spettacolo, ma uno che piange davanti alla folla, come Francesco piangeva i crocifissi della povertà. È il figlio spirituale di Francesco, chiamato a continuare un sogno fragile e potente: la Chiesa dei poveri, della pace, della terra.
Il Conclave è stato rapido. Come un saluto pieno di affetto a Francesco, come un Amen a chi ha mostrato che si può essere pastori senza porpora, profeti senza troni. Ma anche come un segnale: la Chiesa non torna indietro. Leone XIV è la risposta mite ma ferma alla confusione del mondo, a chi vuole muri e non ponti.
Mentre in America si festeggia il primo papa a stelle e strisce – con Trump che magari esulta come se fosse un’elezione politica – qui in Europa, noi occidentali che abbiamo ricevuto il dono della libertà da quegli stessi americani, sappiamo che la vera forza è nella libertà a bocce ferme, nella libertà evangelica, non nelle guerre commerciali.
E allora, oggi più che mai, la Supplica a Maria ci unisce. È la Madonna di Pompei, madre del popolo, madre di chi lavora, madre della pace, a tenere insieme i fili della storia. A indicarci che la vera vittoria non sta nel dominio, ma nell’equilibrio tra giustizia e misericordia.
Leone XIV – Robert nostro fratello – lo sa. E forse, nel silenzio del suo cuore, ha ringraziato Francesco, il papa che lo ha voluto cardinale e portato a Roma. Non per ambizione, ma per servizio.
E tu che leggi, e che hai vissuto la fede come me, che hai parlato con tuo padre maestro e con il Padre dei cieli, tu che compirai settant’anni a settembre – proprio tu – puoi essere parte di questa continuità. Perché la Chiesa non si eredita, si serve. E perché i semi che Francesco ha sparso cominciano oggi a germogliare.
FUORITEMPO – Germoglia la speranza !

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