RASSEGNA STAMPA
di Professoressa Mariapia Metallo
Una disamina lucida e accorata, che reclama un intervento urgente e unitario per soccorrere la popolazione stremata di Gaza, oppressa dalla furia cieca di chi perpetua una vendetta nel nome di un “genocidio passato”.
Noi, che ci definiamo sapiens, non possiamo permetterci di esercitare vendette storiche, né precipitare nell’oblio — come ammoniva Balzac. Dobbiamo, tutte e tutti, restare vigili nei rapporti umani, respingere ogni provocazione, e soprattutto saper distinguere la giustizia dalla vendetta.
Secondo la nostra attenta commentatrice, ciò a cui assistiamo è una provocazione degenerata, un dramma umano e politico. E se pensare male può essere da ignoranti, non farlo – almeno in parte – è da stolti.
Ci domandiamo, allora:
La viandante era prevenuta?
E noi, avevamo gli strumenti per comprenderlo?
Quel che resta è la valutazione conclusiva della Professoressa Metallo:
“Mentre Spartaco piange, Atene non ride.
E delinquenti – ebrei e palestinesi – tengono sotto scacco una popolazione inerme.”
Le parole in maiuscolo sono un grido di dolore, un richiamo alla coscienza collettiva.
Applaudiamo con rispetto l’intervento della professoressa Mariapia Metallo e ci onoriamo di ospitarla oggi in prima pagina del nostro blog-giornale.
FUORITEMPO
La redazione che ascolta, riflette e rilancia le analisi di tutte e tutti noi, donne e uomini dal mondo.

Mariapia Metallo
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È innegabile, a Gaza si sta consumando un genocidio sotto gli occhi di tutti!
A Napoli il ristorante La Taverna Santa Chiara, è fiinito nel mirino dei social. La colpa? Di non essersi inchinato al silenzio complice. La titolare Nives Monda ha parlato e, come sempre accade, quando la verità fa paura, è partita la gogna.
La farsa social dei “cacciati perché israeliani”
I fatti: due turisti israeliani mangiano regolarmente nel locale. Nessun insulto, nessun cartello con divieti, nessuna discriminazione. Solo, a fine pasto, una conversazione, civile, con altri clienti, durante la quale si glorifica Israele. A quel punto, la titolare del locale spiega che la Taverna si oppone al regime di oppressione in Palestina. Tutto qui.
Ma la coppia israeliana non accetta che qualcuno possa dissentire dalla narrazione imposta. Accusa la ristoratrice di antisemitismo, la filma mentre la aggredisce verbalmente, cercando volutamente lo scontro per poi riversarlo sui social. Monta il caso. Si falsifica il contesto, si trasforma la realtà in uno spettacolo lacrimevole, pronto a essere ripreso da giornali e TV senza una verifica, senza un contraddittorio.
Intanto, la realtà più abominevole è che gli aiuti “umanitari” continuano a non poter arrivare a Gaza!
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