“Sempiterne” barriere, e il grido che resta: noi, diversamente giovani, ancora a mani nude

di Ciro Scognamiglio – dal Decumano Minore

Raccogliamo – senza veli, senza filtri – l’invito di un fratello nostro: il Dott. Claudio Roberti. Sociologo di razza, testimone lucido di battaglie vere, autore di un testo che è già pietra d’inciampo e documento storico:

“SEMPITERNE – Barriere multi-sistemiche. I ritardi socioculturali, politici e giuridici alla base delle barriere totalizzanti”, con la postfazione dell’architetta Assunta #Polcaro e prefazione del Professore Ingegnere Alessandro #Pepino, luminare dell’ingegneria biomedica e compagno di lotta, fratello più che tecnico.

È un’opera che non #accarezza, ma #urla.

#Urla come Claudio, come Alessandro, come me – che oggi vivo da “uomo del Decumano Minore”, da ex monello che ha visto e vissuto la vita per intero, sempre “diversamente #TUTTO”.

Con Claudio e Alessandro, c’eravamo allora e ci siamo adesso.

Allora, quando in Italia la disabilità era “#zero”, un “vuoto #tecnico”, e ognuno arrancava come poteva. Nessuno strumento, nessun diritto, solo emarginazione mascherata da carità pelosa.

E oggi, quando si continua a vendere “#accessibilità” come slogan politico, come #fuffa ben confezionata, come passerella per le nuove caste istituzionali.

Abbiamo combattuto per i diritti, e combattiamo ancora contro la finta inclusione.

Perché le barriere non solo resistono, ma si moltiplicano:

• Architettoniche

• Sensoriali

• Digitali

• Amministrative

• E, soprattutto, culturali.

Siamo diversamente giovani, sì, e con mezzo secolo sulle spalle possiamo dire che non è bastato battere i pugni: le barriere si sono fatte più viscide, più subdole. Ti dicono “#ti#includo”, e poi ti sbattono contro un bus non accessibile, un ufficio pubblico inaccessibile, un sito istituzionale che non parla Braille, non legge, non ascolta.

#Claudio#Roberti, #sociologo da ascoltare con la pelle e con l’anima, lo grida senza giri di parole:

“Non chiedo più appartenenza. Ora chiedo #vendetta umana.”

E quando glielo chiede un giornalista – che poi sarei io, lucido e folle quanto basta per restare umano – quel grido diventa il nostro grido collettivo. Un grido che si alza contro chi ha fatto del vicolo, del quartiere, della disabilità una bandiera da vendere. #Politicanti senza cuore, funzionari senz’anima, tecnici senz’attese.

Assunta Polcaro lo scrive con eleganza nella postfazione:

“La cultura dell’accessibilità si costruisce ogni giorno. È materia viva, dinamica. Solo l’approccio multidisciplinare può essere la chiave.”

Ma noi, con #Claudio, #Alessandro, #Mario e #Ciro il “piccolo” e chi come noi ha macinato chilometri con le stampelle della dignità, diciamo la verità intera:

Le chiavi le hanno gettate.

E noi siamo ancora lì, fuori dalla porta.

#Oggi, questo testo – che avrebbe dovuto esistere anche in Braille, in versione sonora, accessibile a tutti – è già un atto di resistenza.

Non ci resta che piangere? No.

Ci resta da urlare e da scrivere, da denunciare e da raccontare.

Fuoritempo?

Sì, forse lo siamo.

Ma se questo è il tempo dell’indifferenza, meglio essere fuori che complici.

N.B. ASCOLTATE – Claudio #Roberti: esaustivo, chiaro, determinato.

Noi, giornalisti di #strada, #tecnici, universitari, giovani #Presidenti come Mario Garofalo, non allentiamo la presa. I fratelli sono con noi.

Stiamo montando – insieme – una panoramica esistenziale: sappiamo maneggiare le tecnologie, ma ancora ci sfuggono le chiavi per governare il disagio. È lì che dobbiamo insistere. È lì che si gioca il futuro.

#PLR&99CS03maggio2025

0:01 / 10:37

Mi piace

Commenta

Condividi

Lascia un commento