ECCOCI – Dal nostro #Vicolo Decumano Minore

di Ciro Scognamiglio 21 aprile 2025

#Pasquetta, sole che picchia sulle pietre antiche del vicolo, voci giovani che si mescolano all’odore di salsicce e risate. La città è viva, viva come il cuore di un popolo che non conosce silenzio nemmeno davanti alla morte. I nostri osservatori, con le scarpe impolverate e gli occhi lucidi, sono tornati da Madonna dell’Arco, dove la fede si fa sudore, grido, e a volte sangue.

Alle 10:10, come una scossa che arriva da sotto i piedi, un urlo ha attraversato la folla, piegandola come vento improvviso:

“È muort ‘o Papa!”

La notizia corre come una #vecchia che non ha più fiato, ma ancora cammina. Un attimo di sospensione – poi il vociare riprende, più forte, più disordinato, più nostro.

“Chi sarà ‘o prossimo?”

“Muore nu Papa se ne fa n’ato !” – grida la signora #Nannina, affacciata dal balcone col grembiule macchiato di sugo e devozione.

Noi, #popolo semplice e #plateale, lo diciamo senza mezze parole. Lo diciamo coi cori, con le lacrime, con i mortaretti e i piedi scalzi.

Il #dolore lo viviamo insieme al #rumore, e ogni lutto diventa quasi una festa, non per mancanza di rispetto, ma perché il dolore, se non si balla un poco, ci schiaccia.

E il Papa, che sia argentino o napoletano, se è #uommo bòne lo capisce.

Faccia #Gialla, come lo chiamano i devoti veri, non sta solo al Duomo: sta nei tatuaggi sulle spalle larghe dei diseredati, nella fede incerta dei ragazzi che hanno smesso di credere ma ancora si fanno il segno della croce davanti a un motorino sbandato.

Lì, tra loro, si capisce chi è stato davvero Papa: non chi ha comandato, ma chi ha accompagnato.

E adesso che Francesco non c’è più, parte il Toto Papa – Parolin, Zuppi, Pizzaballa, Aveline, Groch – ma a noi del Vicolo poco ci cambia il nome, purché sia uno che capisce il silenzio di chi non ha voce.

Ci serve un #pastore, non un principe.

Lo dico io, #Ciruzzo, detto “‘o munell”, che da bambino ho giocato a pallone sotto la benedizione silenziosa di don Carmine Brandi , e adesso vedo che Don Achillo Percuoco non fa più giocare nessuno:

“Nun è fam!” – mi dicono, e io rispondo: “Ma che c’azzecca? A fede nun è ‘na sentenza, è na carezza!”

I giornali già scrivono, la TV fa i conti di quello che ha fatto bene e quello che ha sbagliato. Ma il popolo vero non fa bilanci, si affida a un’intuizione più antica:

era ‘nu brav’omm? Aveva ‘a faccia pulita, comme #Diego?

Allora può pure morire da solo. Tanto dopo, se è stato vero, lo porta la folla.

E il Vicolo nostro resta qui, a metà tra sacro e profano, tra Madonne e madri, tra chi bestemmia e chi benedice nello stesso respiro. Perché è così che siamo: voci storte, ma cuore sincero.

#Fuoritempo – Voci Storte ma cuore sincero – ‘o #popolo!

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