VOCE NARRANTE #TEODOLINDA #DI #GENNARO

FUORI DAL CORPO. Dentro la scena. O forse fuori da tutto

Lettera dal Decumano Minore – di Ciro Scognamiglio

Napoli PIANURA domenica delle Palme 13 aprile 2025

C’è una #scena che resta addosso, anche dopo che il sipario è calato.

Un corpo a terra. Immobile. Ferito.

È #GERARDO , ma GERARDO non è più dentro GERARDO . Lo guarda da fuori.

Non può muoversi, non può toccare, non può farsi sentire.

Eppure, è #cosciente.

È da qui che prende #avvio il racconto portato in scena — o forse sarebbe meglio dire: attraversato — da Enzo Carro, autore, attore, scrittore di costume, voce a tratti scomoda, a tratti tenera, sempre intensa. Il suo libro, presentato nei giorni scorsi allo scrivente, è un oggetto anomalo: cronaca interiore, teatro dell’anima, riflessione esistenziale mascherata da narrazione.

A introdurlo, il collega #Palmers. Sensibile, preciso, preparato. Eppure qualcosa è mancato. Non nel testo — che anzi, ci costringe a fare i conti con la nostra identità più nuda — ma tra chi, come noi, del territorio racconta ogni giorno le voci e le dissonanze.

Tra me e lui, tra due giornalisti, non è corsa parola. Il mio saluto è rimasto sospeso, non accolto. Non è la prima volta, non sarà l’ultima. Le distanze si prendono anche con eleganza, ma il silenzio scelto pesa, soprattutto quando il tema è la separazione tra corpo e coscienza.

Io, biofisico che cerca nell’anima dei corpi una spiegazione alle cose.

Lui, pedagogista del corpo che insegna il sostegno e lo pratica anche scegliendo di sottrarsi, di stare di lato e dentro la scena – forse certamente < una scena altra e non un’altra scena!>.

Io, convinto che un evento sia anche relazione.

Lui, che ha preferito la scena alla stretta di mano.

Ma forse la colpa è #mia. La mia #lucidità a tratti eccessiva. O la sua #coerenza, che rispetto. Forse, se ci fossimo raccontati meglio, avremmo colto il valore profondo di questo libro che non appartiene solo a chi lo ha scritto. Perché “#essere#fuori dal #corpo” è una condizione che riguarda tutti, prima o poi.

Fuori dal corpo, fuori dal tempo, fuori dalle dinamiche prevedibili.

È un anno di sospensione quello vissuto da Gerardo. Un tempo senza carne.

Un laboratorio esistenziale che ci chiede:

#Chi siamo davvero quando il corpo ci abbandona?

#Cosa resta se non possiamo più agire, essere visti, essere accolti?

#La coscienza è indipendente? È l’anima che resta in piedi?

#E se tornassimo, troveremmo ancora qualcuno ad attenderci?

La scuola, #scrive l’autore, non gli ha dato ciò che cercava.

Ma la #vita sì. La ricerca ostinata, testarda, lo ha portato a trovare altrove — scrittura, scena, canto — quel senso che molti smettono di cercare.

E noi #due, testimoni di questo passaggio, non abbiamo trovato il modo di raccontarlo insieme. Ma forse possiamo farlo ora, con la distanza giusta e con l’onestà che la parola scritta consente.

Perché i corpi si muovono, si separano, si sfiorano.

Ma le coscienze — quando non si chiudono — trovano sempre il modo di comunicare.

Fuori dal corpo. Ma dentro la storia.

FUORITEMPO – SÌ… MA NON FUORI GIOCO.

#Enzo#Carro – fuori tempo forse, ma dentro una musica altra, che aspetta ancora di essere suonata, raccontata, condivisa. Aspetto quel salotto – che sia davvero un salotto di anime, dove ci si guarda negli occhi e si ascolta, senza fretta.

ASCOLTATE. LEGGETE.

Questo è il #GIARDINO#ARTISTICO: non una vetrina, non una scena per metterci in mostra – noi, le penne #BIC – ma uno spazio dove si coltivano visioni, dove si annaffiano memorie, dove il cemento può ancora lasciar posto al verde delle idee.

Un quartiere può essere anche altro.

Non solo un #dormitorio nella periferia della storia.

Un quartiere può essere voce, poesia, ritorno e #sogno.

E anche se, come Enzo, anch’io sono cittadino del mondo – e giro oggi sulle ombre di #DIAMOND,

so che qui, tra queste strade, qualcosa può ancora germogliare.

#Fuoritempo – sì. Ma nel tempo giusto per chi ha ancora tanto da dire.

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