S P O R T <da Venerdì 11 a Lunedì 14 aprile – ore 20:45>

LETTERA APERTA AI SIGNORI DEL CALCIO- Scrivo a voi, Signori del Calcio.

(E AI SOGNATORI COME NOI)

La palma è con noi.

Non un semplice ramoscello: è segno di pace, di speranza, di scelta.

Domenica delle Palme ci consegnerà un segno: la palma del riscatto.

Sta a noi non lasciarla seccare tra le dita.

Da Venerdì 11 a Lunedì 14 aprile – ore 20:45

portiamola con noi, simbolo vivo di resistenza, memoria e futuro.

La palma del riscatto è già nelle nostre mani.

Lunedì non è solo un giorno sul calendario.

È una promessa.

È quel campo spelacchiato dove i sogni non muoiono mai, anche quando li chiamano “illusioni”. È il tempo dell’attesa che diventa azione, dell’ingiustizia che cerca voce, del talento che chiede dignità. È la nostra vigilia, quella di chi non conta, ma crede.

Lunedì , forse non cambierà il mondo del calcio, ma cambierà qualcosa in chi avrà il coraggio di alzare lo sguardo.

Perché la palma non è solo premio, è segno.

E il riscatto non lo concede un contratto: lo conquista chi non smette di crederci.

Scrivo a voi, Signori del Calcio.

E scrivo anche a noi, che il calcio lo portiamo addosso come una seconda pelle, ma senza mai avere avuto una seconda possibilità.

Lettere dal Decumano Minore

‘O cor ’e Napl!

Al Maggiore già, il popolo è quasi nobile.

Al Minore, siamo la retroguardia.

Batte il cuore monello.

Ci hanno detto che eravamo il margine, lo scarto, la parte bassa della città. Ma il cuore – quello vero – non batte mai in cima. Batte dove la terra suda, dove il vicolo stringe, dove il pane si divide ancora in tre. Qui, sul Decumano Minore, la nobiltà non è nei palazzi, ma negli occhi di chi resta. È qui che la città si racconta senza veli, tra una voce rotta e un sorriso storto.

Ogni lettera che parte da questo angolo di Napoli è una resistenza: al silenzio, all’oblio, alla retorica. Non scriviamo per apparire, ma per ricordare. Per dire: ci siamo. E se non ci vedete, ascoltate almeno il battito: è quello nostro, monello, testardo, popolare.

È un dato di fatto: noi non giochiamo.

Non scendiamo in campo, non alziamo coppe, non timbriamo cartellini sulle fasce.

Ma non chiamateci spettatori: i manuali del calcio giocato sono da sempre i nostri strumenti. Li sfogliamo con l’occhio del cuore e la memoria del pallone che fu. Ci nutriamo di geometrie, intuizioni, cambi di gioco e pressing a memoria.

Noi siamo quelli che sanno ancora sognare.

Sognare da manuale.

E quando diciamo manuale, non parliamo di algoritmi né di plusvalenze.

Parliamo di quel sapere tattico ed emotivo che ha formato generazioni — dalle lavagne di Coverciano alle urla sugli spalti, passando per il silenzio pensoso di certe panchine.

In un calcio che rischia di perdere la voce dei suoi poeti, lasciateci almeno la possibilità di riconoscerne ancora qualcuno.

Uno come Antonio Conte, per esempio: uomo spigoloso, sì, ma con l’otre carico di battaglie, lezioni, cadute e riscatti.

Un “mental cock”, direbbero in gergo — guida ruvida e motivatore nato, che nel suo bagaglio porta più di quanto certi manager sappiano immaginare.

Ascoltatelo.

E ascoltate anche noi.

Noi che viviamo il calcio da bordo sogno.

Noi che, pur restando fuori dal campo, siamo dentro ogni battito di tamburo, ogni coro, ogni respiro d’attesa davanti a un calcio di rigore.

Perché il calcio non è solo chi lo gioca.

È anche — e forse soprattutto — chi lo ama.

Con rispetto e passione,

uno del popolo che ancora ci crede.

FUORITEMPO – un POPOLANO CUORE NAPOLI CIRUZZO !

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