Oggi i giovani sono come naviganti in un mare senza mappe, con il vento che cambia direzione a ogni ora e le stelle che non sempre si fanno vedere. Cercano una rotta che non sia già tracciata da altri, una terra che non sia stata promessa e poi tradita. Non chiedono porti sicuri, ma onde vere, dove poter imparare a stare in equilibrio tra sogni e realtà, tra bisogni e desideri. Vogliono spazio per sbagliare, tempo per capire, voce per farsi ascoltare. Non cercano rifugi, ma orizzonti.
Di #Antonio #Pone #ingegnere #robotico e@ web #master del #BlogGiornale.
Nella giornata di ieri, un gruppo di giovani e “diversamente giovani” ha tracciato una prospettiva di ascolto e confronto per il futuro del territorio. A Pianura, Napoli, si è svolto un incontro che ha segnato un passo verso la costruzione di una visione condivisa di pace e progresso per le nuove generazioni.
Il nostro direttore del blog-giornale Lontani la traversata blog ha partecipato all’assemblea dei “volenterosi”, affiancato da Teresa De Giulio, già portavoce del M5S e membro della segreteria dell’onorevole Sergio Costa, vicepresidente della Camera. Ancora una volta, il confronto ha aperto spazi di dialogo sull’impegno politico del movimento, ponendo al centro la scelta del non riarmo e della riconversione delle risorse destinate agli armamenti in investimenti per una nuova frontiera dell’umanesimo.
Pace e futuro: la responsabilità delle nuove generazioni
Noi giovani, spesso disillusi da una politica miope, cerchiamo un cambio di paradigma che restituisca centralità al nostro ruolo nella società. Troppe volte ci troviamo di fronte a una generazione di “diversamente giovani” che si attarda nel culto della propria personalità senza farsi realmente mentore per chi verrà dopo. Noi non vogliamo essere semplici spettatori di un sistema che fatica a riconoscerci come attori del cambiamento: vogliamo ricatalogare la pertinenza della gioventù nella cosa pubblica e nella costruzione di un futuro dignitoso.
L’intelligenza artificiale, così come le nuove tecnologie, devono essere strumenti di crescita, non dispositivi di sostituzione che ci condannino a una nuova oligarchia digitale. Il rischio di un controllo totalitario, non più solo politico ma anche tecnologico, è reale. Come ingegneri, fisici, matematici, umanisti e teologi moderni, dobbiamo saper trasmettere, trascrivere e tradurre il sapere per costruire un progresso che sia davvero umano e non schiavo di logiche di accumulo e sopraffazione.
Un incontro locale, un pensiero globale
Forse sembra strano che un incontro territoriale a Pianura possa aver generato riflessioni così ampie, ma proprio in questa esperienza abbiamo riscoperto il senso del vicolo, della statale e della piazza come spazi senza confini, dove si decidono i valori della nostra esistenza.
Non vogliamo più essere servi sciocchi di padroni oligarchici. L’Europa dei 27 Stati deve essere un luogo di pensiero e azione, non un teatro di giochi di potere che sacrificano il futuro delle nuove generazioni. Oggi come ieri, il mondo continua a ripetere gli stessi errori: le guerre mietono vittime tra i più deboli, mentre le risorse non vengono redistribuite, ma accumulate come granai da riempire.
Einstein ammoniva: “Non so con quali armi si combatterà la Terza Guerra Mondiale, ma la Quarta si combatterà con clave”. Oggi ci troviamo di fronte al bivio di questa profezia. Vogliamo essere giovani padroni del nostro futuro e non cavie di sistemi di controllo. Il sapere deve essere la nostra chiave di emancipazione, il nostro strumento per costruire una società giusta.
Conclusioni: la vita è nelle nostre mani
Dall’incontro di ieri a Pianura abbiamo tratto una consapevolezza fondamentale: la vita è nelle nostre mani, e solo la nostra operatività ci darà spazio. Se vogliamo essere popolo al voto, dobbiamo prima essere riconosciuti nella nostra appartenenza.
Il M5S, come altri movimenti nati dalla volontà di cambiamento, ha aperto strade partendo da un’idea, da un teatro di vita e di maschere, proprio come diceva Pirandello. Ma dietro ogni maschera c’è un volto, e noi giovani oggi siamo pronti a chiedere il nostro spazio per il lavoro e per la dignità del vivere. Non per opprimere, ma per costruire una vera comunità umana.
Noi della redazione, accompagnati dal nostro mentore, siamo stati testimoni di questo passaggio e oggi vogliamo raccoglierne l’eredità. Da dove veniamo lo sappiamo, chi siamo lo stiamo scoprendo. Ora, con convinzione, ci chiediamo: dove andiamo?
#PLRWMPONE97

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