OTTO MARZO 2025 = all’infinito e alla memoria!

Il mio sfogo è potente e amaro anche al 2025? Merita di essere raccontato con la stessa intensità lo grido da giornalaio-giornalista –munch_iano ?

8 MARZO: IL GIORNO DELLE MIMOSE E DEL SANGUE

L’8 marzo è una festa? Quale festa? Un giorno per ricordare le donne, mentre le donne continuano a cadere, una dopo l’altra, sotto le mani di uomini che si credono padroni della vita e della morte. Uomini che non sono uomini, perché peggio delle bestie: le bestie uccidono per nutrirsi, per sopravvivere. Loro no. Loro ammazzano per possesso, per controllo, per odio.

Ogni anno spuntano mimose, scarpe rosse, panchine rosse. Simboli, segni, tracce di una strage che non si ferma mai. Ma la merda umana galleggia più dell’olio: basta un giorno di celebrazione per ripulire le coscienze, per fingere che il problema sia affrontato.

E domani, 9 marzo, cosa resterà? Milioni di piante di mimose sfiorite, raccolte chissà dove, sfruttate e trasportate come migranti su barconi, per finire sui tavoli e nei social, mentre il sangue continua a scorrere.

Siamo ipocriti. Tutti. Anche quelli che non uccidono, anche quelli che piangono come il padre di Giulia. Perché dopo le lacrime, resta il silenzio. Resta un sistema che si preoccupa di recuperare gli assassini, di nutrirli in carcere, di dargli una seconda possibilità, mentre le loro vittime restano polvere e memoria.

Ci raccontiamo che siamo civili, che ricordiamo la Shoah il 27 gennaio, che il 25 novembre parliamo di violenza di genere, che celebriamo l’8 marzo con slogan e fiori. Ma siamo una manciata di umanità alla deriva, mentre tutto resta uguale.

Questo non è un giorno di festa. Questo è un giorno di lutto.

Fuoritempo – Il mio e nostro LUTTO

Non ho mai regalato una mimosa, e a 71 verso 72 [se il MASTO del POSTO in CIELO – perché in Terra si fa il POSTO AL SOLE!] dicevo: #anni continuo a non farlo. Non per disprezzo, ma per rifiuto di un simbolo che, svuotato di senso, si consuma ogni anno in un rito stanco. Ho visto troppe donne spezzarsi sotto il peso di un mondo che le celebra un giorno e le ignora per gli altri 364.

Il mio 8 marzo è lutto, non festa. Lutto per le voci soffocate, per le libertà negate, per le battaglie ancora da combattere. Per mia madre, per mia moglie, per mia figlia, per le donne che porto dentro e accanto.

E soprattutto, lutto per un mondo in cui troppi si dicono “maschi” senza mai essere uomini.

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