#Kant#Santanchè 28febbraio2025 #p.#c.#legge
Non siamo ricchi in base a ciò che possediamo, ma in base a ciò che possiamo fare senza possedere nulla.
#PLRNOI99! #FUORITEMPO – Ma senza memoria, senza principi, senza etica, cosa rimane della politica?
Questa massima #kantiana dovrebbe risuonare come un #monito in un’epoca in cui la ricchezza viene confusa con il diritto al potere, l’accumulazione con il merito, l’inganno con l’astuzia. Eppure, la politica italiana offre spettacoli in cui la citazione di un filosofo diventa uno scudo per occultare la mancanza di etica e di memoria. #Daniela#Santanchè, con il piglio di chi vuole ergersi a interprete del pensiero illuminato, afferma che le opposizioni vorrebbero “#combattere la #ricchezza“. Una frase che suona come un paradosso: non si combatte la ricchezza in sé, ma l’ingiustizia della sua distribuzione, la sua origine nelle maglie della frode, l’illusione che essa coincida con il valore morale.
Eppure, proprio Santanchè, accusata di #falso in bilancio per la presunta alterazione dei conti di Visibilia tra il 2016 e il 2022, sembra incarnare perfettamente l’opposto dell’idea #kantiana di ricchezza. La Procura di Milano sostiene che la sua società abbia nascosto perdite per ottenere “ingiusti profitti”, mentre un’altra indagine la coinvolge in un presunto raggiro dell’INPS per fondi di cassa integrazione Covid. L’accusa: #ottenere finanziamenti per dipendenti formalmente in cassa integrazione ma in realtà al lavoro, per un totale di circa #126mila euro di fondi pubblici.
Come può chi si #erge a paladina dell’economia di mercato e della meritocrazia nascondere la propria ricchezza dietro operazioni contabili irregolari e denaro sottratto al bene comune? La risposta non risiede nella #dottrina#sociale che dice di abbracciare, ma in una logica di potere che ripete il vecchio adagio di #Tacito: “Il forte fa quello che può, il debole subisce quello che deve”. Così, #mentre lo Stato italiano agonizza tra debito pubblico, evasione e corruzione, il popolo dei lavoratori paga il prezzo delle disuguaglianze prodotte da chi crea #deserti e poi li chiama #pace.
Nel mondo #kantiano, la ragione è ciò che ci permette di dare ordine alla realtà, oltre i limiti dell’esperienza, attraverso le tre idee fondamentali: #anima, #mondo e #Dio. L’#anima rappresenta la totalità dei fenomeni interni, il #mondo quella dei fenomeni esterni, e #Dio l’unità delle due totalità. Ma cosa accade quando l’anima si riduce a un calcolo di profitti, il mondo diventa un’arena di speculazioni finanziarie e Dio si dissolve in un simulacro di potere personale? La risposta è sotto i nostri #occhi: il capitalismo selvaggio si traveste da legge naturale, la politica si riduce a teatro dell’assurdo e la storia viene ignorata, come se non fosse mai esistita.
La ricchezza, secondo #Kant, non è ciò che si possiede, ma ciò di cui si può fare a meno. Ma oggi si misura nel numero di aziende salvate da liquidazioni giudiziarie, nel controllo di media e narrazioni, nella capacità di piegare le regole alla propria convenienza. La #Santanchè che cita i filosofi senza conoscerne la storia è il simbolo perfetto di una classe dirigente che si nutre di vuote parole e ignora la memoria dei popoli. Ma senza #memoria, senza principi, senza etica, cosa rimane della politica? Solo un #mercato di illusioni, dove il potere si #eredita, la giustizia si #compra e la ricchezza si #confonde con il diritto di essere al di sopra della legge.
FUORITEMPO – Ma senza memoria, senza principi, senza etica, cosa rimane della politica?
#PLRcirosco99

Lascia un commento