Disabilità e mondo H: una riflessione

Di Ciro Scognamiglio Giornalaio – Giornalista –Munch_iano.

Questo scritto non nasce dalla manifestazione di oggi, 25 febbraio 2025, nei sobborghi del mondo o nelle favelas. Questo è il grido di oggi. Ascoltate le parole nei video: è il grido di Ciruzzo, forse “acculturato” e diversamente abile, intrappolato in un “coma” esistenziale imposto dalla falsità di un mondo sordo—regionale e comunale.

Si parla di diritti ONU applicati nei paesi civili europei, ma in Italia? Siamo tutti diversamente abili: ipoacusici, ipovedenti, disabili—sordi, ciechi, zoppi—ma ancora con un cervello pensante. Scriverò di Nico Piro, il giornalista RAI zoppo, tanto quanto la battaglia della vita che ancora teniamo sotto controllo con le nostre mani.

Elena e Luci, dirette a me e vicine alla battaglia per l’autismo al Sud, l’hanno persa. E il “dopo di noi” dove sta? Perché esistono tante associazioni che sventolano la propria bandiera, ma alla fine servono solo a DIVIDERE E IMPERARE? Il politico che ha parlato di “fuffosità” ha promesso, eppure proprio lui verrà da me. Ma io sono in linea con il loro pensiero? No.

Io lancio la guerra. Senza liste, girerò per dire: non votate. Aspettiamo che si scannino da soli.

Sì, avete letto bene. A chi mi conosce: io faccio battaglia politica contro, perché l’assistenza, Mario e Claudio la pagano per sopravvivere.

E poi la filosofia H eccola: scritta. Ma ascoltate le loro dirette. Io? Io non sono nessuno. Anche il grillo è nato in cielo!

“Handicap”, una parola che dovrebbe portare con sé il valore del dono, del supporto a chi non può, eppure resta imprigionata tra parole, convenzioni e istituzioni che spesso latitano. La Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità sembra un’eco lontana, mentre garanti regionali e comunali applicano un concetto di H.O quando dovremmo essere già a H.5, pronti a un mondo veloce nell’includere tutti.

Eppure, la vera sfida non è solo l’inclusione delle persone con disabilità nella società, ma anche l’inverso: siamo noi, diversamente abili, a non riuscire a includere i normodotati nel nostro mondo, nel nostro modo di vivere e percepire la realtà. Intorno a noi aleggia un buonismo di facciata, forse finto, forse inconsapevole.

Noi, operatori di strada, appartenenti anche alla categoria giornalistica, gridiamo con forza questa realtà. Non siamo semplicemente corpi con limiti visibili o invisibili, siamo molto di più. Nico Piro, nel suo libro “Uno strano dono” (Ed. Solerino), afferma:

“Io non sono la mano che mi manca o i inviato zoppo l bastone che mi regge. Io sono le mie idee, la mia parola, il mio sguardo e il mio spirito, la mia forza o la mia debolezza d’animo. IO SONO IO, a prescindere da quello che vedete, dai limiti che pensate che io abbia senza conoscermi.”

Queste parole risuonano come un manifesto di autodeterminazione, un grido contro gli stereotipi e le etichette. La vera inclusione non si misura solo in rampe, leggi o certificati, ma nella capacità di guardare oltre il visibile, di riconoscere il valore dell’essere umano nella sua totalità.

La strada ci insegna, la strada ci ricorda. Sta a noi far sentire la nostra voce, perché il cambiamento inizia dalla consapevolezza di chi siamo davvero.

FUORITEMPO – il RICORDO della MIA STRADA!

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Conclusioni da giornalista e disabile -zoppo!

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