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e pur cammina!

La Memoria dello Sport e l’Oblio del Gioco […]tutto si può o sta per spegnersi!

di Ciro Scognamiglio – nostro editoriale #20febbraio2025

Imminente la nostra Piattaforma – Itaca Ritorno allo Sport Centro Studi Ricerca e…

SPORT _SPORT_si…! SPORT esercizio individuale o collettivo – espressione di capacità fisico-psichiche, svolta con intenti ricreativi ed igienici e anche professione etica e morale per tutte le discipline il corretto orientamento e analisi.

#Oggi vogliamo sottolineare un paradosso: questo rettangolo miliardario che chiamiamo campo da gioco non si può più considerare “sport è sporta=cesta di solo loldi e senza frutta”. Il calcio, un tempo radicato nella passione e nell’identità, rischia di perdere se stesso, mentre i giovani smarriscono persino il valore dei giocatori. L’album Panini, un tempo simbolo di memoria collettiva, diventa obsoleto, nonostante nelle sue raccolte si trovino storie di uomini illustri. Basti pensare agli annali dei calciatori, agli uomini di “sport” che hanno segnato un’epoca, da leggende come Gigi Riva ai più recenti di una memoria antica : Sebastiano Luperto, Yerri Mina e Razvan Marin.

Per chi ha memoria, ritorna la storia della “partitella”, il calcio giocato per strada, vissuto con autenticità. Un calcio che voleva essere tutto, tranne che un semplice business.

Eppure oggi, la “Domenica Sportiva” alle 10:30 ci parlerà di calcio, mentre in tarda notte si discuterà di altri sport, quelli veri. Ma di cosa stiamo parlando, davvero? Come possiamo educare i giovani alla pace, se abbiamo servito loro la guerra attraverso i videogiochi e trasformato il calcio in una questione di soldi e PlayStation?

Fatica. Passione. Atletismo. Valori che si dissolvono di fronte a un pallone che non è più quello di una volta. Il mitico Santos da 350 lire è ormai storia, la storia di un calcio in cui anche chi era quasi <#ALTRO!> poteva giocare in porta. Oggi si gioca con un abbonamento a DAZN.

Educare? Ma a chi devo insegnare lo sport, se lo sport non è più quello che era?

CALCIO STORIA

Il calcio, nella sua forma più autentica, ha sempre rappresentato un momento ludico e aggregativo. La sua origine atipica in Italia si intreccia con le storie di universitari italiani che giocavano con marinai stranieri e inglesi. Questo contesto storico, che vide tra i suoi protagonisti la città di Cagliari e il Professor Gaetano Fichera, offre uno spunto per riflettere sul valore originario di questo sport e sul suo impatto antropologico.

Gaetano Fichera, medico, professore e ricercatore, amante del progresso e ordinario di Patologia Chirurgica, si legò profondamente ai colori rossoblù del Cagliari. La sua figura rappresenta un simbolo di come il calcio potesse essere molto più di un semplice sport: un elemento di crescita culturale, sociale e umana. La storia della sua passione per il Cagliari merita di essere raccontata,gli storiografi sportivi lo fanno e gli atti stessi ne parlano – noi lo scoprimmo e lo scopriamo da ragazzi e quei valori ci appartenevano, incarna nel nostro riflettere per raccontarci dove deve andare un centro studi sullo >SPORT> cercare quei valori che oggi sembrano svaniti nell’industria multimiliardaria del calcio moderno.

Se analizziamo la nascita del calcio, troviamo le sue radici nella cultura inglese. Nel 1858, con le “Sheffield rules”, vennero poste le basi di quello che sarebbe diventato il calcio moderno. La fondazione della Football Association nel 1863 e l’avvio del primo campionato di lega nel 1888 hanno consolidato il calcio come sport internazionale. Ma l’elemento più distintivo della sua matrice inglese è il codice etico del fair play, che stabilisce il rispetto delle regole e dell’avversario come principi cardine. Possiamo immaginare che, se il calcio fosse nato in Italia, sarebbe stato dominato da un pragmatismo più machiavellico, piuttosto che da un codice etico universalmente condiviso.

Il calcio, nel suo percorso storico, ha sempre avuto un valore fondamentale: la partitella. Questo momento di gioco spontaneo, che ha caratterizzato intere generazioni, era una vera scuola di vita. Tuttavia, mentre il calcio si evolveva, gli sport che davvero formavano i giovani erano altri, più completi dal punto di vista educativo e atletico.

È proprio in questo contesto che si inserisce la storia del Cagliari Calcio. La sua nascita si lega a un evento particolare: la famosa partitella dell’8 settembre 1920, una partita che racchiude una narrazione sociale e culturale che merita di essere raccontata. Oggi, tuttavia, il calcio professionistico è diventato un fenomeno economico più che sportivo. Il rettangolo di gioco è ormai un affare miliardario e, nel processo, si è perso l’autentico valore formativo del gioco.

Oggi i giovani rischiano di perdere l’identità dei grandi calciatori del passato. Le storiche raccolte Panini, che un tempo celebravano la grandezza degli uomini di sport, stanno diventando obsolete. Tuttavia, nella memoria collettiva rimangono figure leggendarie come se parliamo osservando Cagliari vi ripetiamo ancora Gigi Riva – Attilio Sallustro e come non citare Diego Armando Maradona , fenomeno e sregolatezza. Questi erano uomini di livello, calciatori che incarnavano la passione e la dedizione per il gioco.

Ma di cosa parliamo oggi? Il calcio moderno è ormai dominato da soldi, sponsorizzazioni e piattaforme di streaming come SHAY – DAZN. L’educazione sportiva è stata sostituita dalla spettacolarizzazione del gioco, mentre i videogiochi hanno portato a una perdita del valore antropologico originario del calcio. Come possiamo educare le nuove generazioni alla passione sportiva se lo sport stesso è diventato un prodotto di consumo? Un tempo, abbiamo accennato ma il tempo, anche un oggi, invece è la realtà la memoria è il presente del passato – ma! I giovani giocano alla PlayStation e anche gli stessi calciatori, sportivi ? Forse lo volevano essere da bambini – un maglia di valori di interessi ha spento quella semplice emozione, di incontrasi su una scoperta di gioco senza VAR – poteri occulti – ogni classe di bipede usava le gambe per sollazzarsi e scaricare tensioni di cose importanti – lo era la partitella al finire della giornata a scuola al vicolo – oggi esiste il vicolo calcio ma l’obiettivo e con l’occhio all’idolo e al successo e le auto e gli orologi che portano i divi in 11+ 11 in mutande e le case di proprietà o fitti da emiri – da favole e altro ancora, per il calcio, quello sporta dicasi che ci controlla e mi controlla e loro gli atleti dicasi guerrieri dell’arena- come gladiatori – controllati dall’uomo in nero. I Giovani e meno giovani – seguono il calcio attraverso uno schermo, lontani dall’esperienza autentica del gioco di strada o per strada ne vediamo pochi – per altre paure – erano le stesse del passato , forse celate da un moralismo perbenistico di facciata. Oggi : quelli allo stadio si devono menare e noi non lo raccontiamo ne vediamo le gesta e i morti e gridare contro a fratelli on melanina altra – in altri sporta si lanciano le palle di neve.

Educare allo sport significa recuperare i valori della fatica, della passione e dell’atletismo. La storia del calcio e delle sue origini deve essere raccontata non solo come un fenomeno sportivo, ma come un’esperienza sociale e culturale che ha segnato intere generazioni. Oggi, più che mai, dobbiamo chiederci: come possiamo restituire ai giovani il vero significato dello sport?

ALTRIMENTI – i migliori analisti – <non quelli di strada, del polso del popolo> – stanno capendo che tutto si può o sta per spegnersi.

#Fuoritempo – si del Tempo Massimo!

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