la Rassegna Stampa

oggi sollecitata da Don #Salvatore#Abagnale[ si presenta come la chiesa lo riconosce (#Don)- a noi interessano le idee].

IL suo pezzo e la nostra visione! #Ascoltando il brano di #Lucio

PER #NOIplr!

Ecco l’uomo 💪forte !

CS99

Tutti i rimanenti forti e oligarchi e tiranni escono fuori dal troppo vino 🍷.

Si ragazzi Platone al VII libro della Repubblica.

Buona settimana noi siamo già in partita.

Stiamo giocando con la sorella SOLFATARA E GLI AMICI DEL CONTROLLO E DEI SINDACI E PREFETTIO.

MA …! NOI SAPPIAMO DI ESSERE IL NUMERO 1 … < LA CAPACITÀ DI DISTINGUERE E IDENTIFICARE >.

COME ERA SAGGIO IL MIO PROFESSORE DI FISICA … ANCHE ALLE CADUTE DELLA VITA … COME AFFERMA IL CANTAUTORATO E CANTAUTORE … NOI DOBBIAMO #REAGIRE.

#SHALOM

FUORITEMPO … DEL TEMPO !

#Fuoritempo – NOI!

Siamo #fuori dal tempo imposto, fuori dai ritmi che ci vogliono ciechi, sordi, distanti.

Siamo #fuori dalle convenzioni che ci vorrebbero spettatori e non protagonisti.

Noi siamo #qui. E adesso.

#Responsabili.

Non deleghiamo ciecamente. Non affidiamo il futuro solo alla scienza, né solo alle mani di pochi.

La conoscenza è #essenziale, ma non basta. Servono anche uomini e donne di buona e #saggia volontà.

Servono coscienze #vigili, menti critiche, cuori aperti.

#Non aspettiamo che altri decidano per #noi.

#Non cediamo alla tentazione del silenzio o della rassegnazione.

Se il tempo #corre, noi restiamo saldi.

Se il mondo si #distrae, noi ricordiamo.

Perché fuori dal #tempo non significa fuori dalla #storia.

Significa scegliere, agire, esserci.

#Fuoritempo, ma dentro la #vita.

#Noi.

Potrebbe essere un'immagine raffigurante 1 persona e cappello

Don Salvatore Abagnale

15 febbraio alle ore 23:19  · 

“Ascoltando il brano di Lucio, mi sono ricordato di quando chiedevo a mia madre: “Mamma, perché tutti gli altri sono più forti di me?”. A giocare a pallone, a correre, a stare dentro il dolore senza tremare. Perché loro vincevano, ridevano forte, si scrollavano via la sconfitta come polvere leggera. E io cadevo. Sempre. Con le ginocchia aperte, col cuore sgualcito e una domanda che pesava più della terra: “Perché io no?”. Mia madre, con quella voce che ancora mi abita dentro, diceva piano: “Non c’è forza più grande di chi resta gentile anche mentre perde”. Ma io non lo capivo. Non mi bastava. Io volevo vincere. Volevo avere il petto largo e il passo saldo. Volevo che il mondo mi guardasse e mi dicesse: “Bravo”. E invece cadevo. Con il fiato strappato, con le mani graffiate dalla corsa e dalla rabbia. Mi sentivo ridicolo. Mi sentivo niente. Eppure, c’era qualcosa che nasceva lì, nelle mie cadute zitte e piene. Un seme. Un piccolo sapere che non faceva rumore, ma cresceva. Sottovoce. Con le radici profonde nella mia fragilità. Ho imparato tardi che la forza vera non è vincere, ma rimanere aperti, esposti, anche quando il mondo punge. Che il coraggio non è nella corsa, ma nell’attesa. Nel restare. Nel sentire tutto e non chiudere nulla.

E adesso so che la gentilezza è un muscolo che nessuno vede, ma regge il cielo. E che certe vittorie sono così leggere da sembrare aria, ma pesano per sempre nel cuore. Ora, se qualcuno mi chiede se sono forte, sorrido. Perché so che la mia forza è tutta nei graffi che mi hanno insegnato a restare umano. A restare qui. Vivo. Intero. E delicato.”

Andrew Faber su Lucio Corsi

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