INDIVIDUO

Cirosco99 -13febbraio2025 addCristo e i Romani

Torni da fuori Napoli e realizzi che ogni città, grande o piccola, ha un viale, un nome impresso sulla strada. “Kennedy”, “Garibaldi” o altro, poco importa. Ma ovunque c’è un palo, un semaforo, una segnaletica che impone il ritmo della vita quotidiana. Rosso, giallo, verde: colori che parlano, che comandano, che scandiscono azioni.

E sotto quel palo, della croce o del semaforo, c’è sempre un individuo.

Un individuo tra la folla è solo un granello di sabbia nel vento. La solidarietà? Un concetto astratto, una parola pronunciata con leggerezza. Ma attorno a noi c’è un mondo che racconta, un mondo fatto di segnali, di volti, di ombre: il semaforo, un secchio abbandonato, uno zoppo che avanza con fatica. Lui, lì, a lottare nella sua valle immanente, mentre noi continuiamo a camminare, ignorando la trascendenza della sua esistenza.

La Livella di Totò ci dice che il marchese e lo spazzino alla fine sono uguali. Eppure, in questa vita, la casta esiste ancora. Basta fermarsi un attimo al semaforo e guardare. La scienza ci insegna a riflettere, ma la realtà ci impone di accettare: c’è chi parte con un vantaggio e chi nasce già sconfitto. Le Olimpiadi non sono più una gara di forza per la guerra, non gettiamo più i malati dalla rupe, ma oggi, all’angolo del semaforo, trovi ancora chi combatte ogni giorno per la sua sopravvivenza.

Lui, uomo di media o lunga età, zoppo, straniero, pelle segnata dal viaggio e dalla melanina che qui fa la differenza. Ha attraversato terre e mari per arrivare fin qui, per vivere un’esistenza ai margini, al semaforo. E noi? Ci abbiamo fatto l’abitudine, l’ignavia ci ha reso ciechi. La solidarietà? Solo un concetto, non una pratica. Anche la pattuglia passa e non raccoglie, non lo guarda, non lo vede. Lui, disabile, mendicante, figura trasparente. E quando qualcuno si ferma a chiedergli se ce la farà, risponde in inglese. Per sopravvivere ha dovuto imparare la lingua dei padroni, di chi ha dominato i vichinghi, di chi detta le regole. Ma noi non facciamo nemmeno lo sforzo di tradurre.

Di che parliamo?

Della Repubblica che riconosce i diritti inviolabili dell’uomo? Ma quale uomo? Se fosse un uomo, lo vedremmo davvero? Se fosse nostro fratello, lo ignoreremmo?

Solidarietà non è solo un’elemosina. È riconoscere l’altro, è condividere, è tendere una mano. Ma oggi la solidarietà è un lusso, una parola spogliata del suo senso. Viviamo in una società che si dice civile, ma che seleziona chi merita aiuto e chi deve rimanere invisibile.

La strada ci insegna, la strada ci ricorda. Ma noi, la strada, la ascoltiamo davvero?

Fuoritempo – Un animale mammifero , dicasi sapiens evoluto – nessuno tra i tanti “#NESSUNO!” giornalista- giornalaio – munchiano – di strada!

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1Salvatore Fontanella

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